La Sveglia

Il documentario Naza nel mirino del governo israeliano

Si chiama violazione della fedeltà allo Stato di Israele, è la formula dell’articolo 11 della legge sulla cittadinanza del 1952 emendata nel 2008, e permette a un tribunale amministrativo, su richiesta del ministro dell’Interno, di togliere la cittadinanza a un israeliano. La Corte suprema l’ha giudicata costituzionale il 21 luglio 2022 e l’ha riservata ai casi eccezionali. Ha respinto le due richieste contro cittadini palestinesi di Israele.

Domenica sera il ministro della Cultura Miki Zohar (Likud) ha scritto che agirà “immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana” a Yuval Abraham e Rachel Szor. Il loro documentario “NAZA”, Premio speciale della giuria a Venezia, raccoglie le testimonianze di ventiquattro fra soldati e ufficiali sui criteri con cui venivano approvati attacchi che uccidevano civili a Gaza, dove la Commissione d’inchiesta dell’ONU il 16 settembre 2025 ha concluso che Israele ha commesso genocidio. Poi Itamar Ben Gvir (Otzma Yehudit), ministro della Sicurezza nazionale, ha scritto ai due che sono “una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele” e che se ne vadano.

Nelle stesse ore il Likud annunciava che chiederà alla Commissione elettorale centrale di escludere dal voto del 27 ottobre Ra’am e la Lista unita, le due liste a maggioranza araba, perché “nella Knesset di Israele non c’è posto per chi danneggia i soldati dell’Idf”, e il 9 settembre, scrive Haaretz, Otzma Yehudit aveva chiesto lo stesso per Ra’am. A Gaza City, il 13 settembre, un raid israeliano su un’auto ha ucciso due persone e ne ha ferite tredici, e dalla tregua di ottobre i raid hanno ucciso 1.369 palestinesi secondo il ministero della Salute citato dall’Associated Press. Zohar è ministro della Cultura. La revoca può chiederla soltanto il ministro dell’Interno. A deciderla è un giudice.