Ue, la Turchia resta il bidone della plastica europea: 510mila tonnellate di rifiuti spedite dall’Europa

Riciclo al 10 per cento, incendi e canali contaminati ad Adana: la Commissione europea lo mette per iscritto e poi lascia correre

Ue, la Turchia resta il bidone della plastica europea: 510mila tonnellate di rifiuti spedite dall’Europa

Novantaquattro milioni di euro è il valore che la Commissione europea assegna alle 510.000 tonnellate di rifiuti di plastica spedite dall’Unione europea in Turchia nel 2025, il 36 per cento di tutta la plastica esportata e il 70 per cento di quella diretta ai Paesi dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. I carichi continueranno a partire. Lo ha stabilito Bruxelles in un documento trasmesso al Consiglio il 1° settembre e raccontato da Politico, un documento che mette in fila i danni con scrupolo da notaio e poi, con invidiabile disinvoltura, li archivia.

Il testo, sigla Swd (2026) 274, è un catalogo di guai. Scrive che sulla gestione della plastica in Turchia circolano “informazioni limitate”, che mancano statistiche ufficiali, che una parte del riciclo avviene nel settore informale, senza contratti, e che le parti interessate ascoltate dai funzionari stimano un riciclo effettivo intorno al 10 per cento, con il resto in discarica, mal gestito o disperso nell’ambiente. Ricorda gli incendi nei depositi della regione di Adana e ammette perfino che, per una quota degli interlocutori, gli impianti turchi faticano a trattare insieme la plastica di casa e quella importata. Eppure per Bruxelles la cattiva gestione dei rifiuti europei resta indimostrata. Bastano “miglioramenti sostanziali”.

La norma che chiedeva di guardare

Il Regolamento (Ue) 2024/1157 sulle spedizioni di rifiuti, all’articolo 45, affida alla Commissione il compito di sorvegliare le esportazioni verso i Paesi Ocse perché non provochino danni significativi all’ambiente o alla salute, e fissava al 21 maggio 2026 la scadenza per valutare i grandi importatori di plastica. La valutazione è arrivata oltre tre mesi dopo e rimanda tutto a una nuova verifica entro la fine del 2028. Dal 21 novembre la stessa norma vieterà l’esportazione di plastica verso i Paesi fuori dall’Ocse, e così la Turchia, che dell’Ocse fa parte, resta la valvola di sfogo più comoda del continente.

Ad Adana, che la Commissione stessa chiama l’epicentro del riciclo turco, Sedat Gündoğdu dell’Università di Çukurova e Salim Avcıoğlu hanno campionato i canali d’irrigazione collegati al fiume Seyhan e al Mediterraneo: a valle degli impianti di riciclo le microplastiche arrivano a 132 volte i livelli di monte. Lo studio, uscito su Environmental Monitoring and Assessment, attribuisce la contaminazione agli scarichi illegali degli impianti e chiede divieti d’importazione più severi per un mare che, per chi se lo fosse scordato, bagna anche le nostre coste.

Il conto degli ottanta centesimi

Poi c’è il portafoglio. Dal 2021 ogni Stato membro versa al bilancio dell’Unione 0,80 euro per ogni chilo di imballaggi di plastica che non ricicla: nel bilancio 2026 la voce vale 6,8 miliardi, e l’Italia ne paga 750 milioni netti su 1,17 miliardi di chili dichiarati. La direttiva (Ue) 2018/852 consente di contare come riciclati anche gli imballaggi esportati fuori dall’Unione, a patto che l’esportatore provi un trattamento in condizioni “ampiamente equivalenti” a quelle europee. Esattamente quelle condizioni che la Commissione, carte alla mano, ammette di faticare a verificare sul territorio turco.

Sulla carta, insomma, ogni chilo di imballaggio che parte per Adana e risulta riciclato vale ottanta centesimi in meno da versare a Bruxelles, mentre quel che resta nei canali turchi, fra pellet e polietilene, non entra in nessuna colonna del bilancio. Del resto lo stesso documento stima che nell’Unione si ricicli appena il 20 per cento della plastica e che il resto venga bruciato o sepolto in discarica, e la plastica che non sappiamo riciclare in casa, spedita a sud-est, può tornare nei registri come riciclata. Conviene, eccome. Novantaquattro milioni per un anno di carichi: a Bruxelles l’ambiente è finito nel reparto saldi.