Dall’innalzamento del numero di firme richieste alle forze politiche oggi non rappresentate in Parlamento alla combinazione tra capolista bloccato e voto di preferenza: diversi sono i vulnus della riforma elettorale, attesa in terza lettura alla Camera, evidenziati dai costituzionalisti auditi ieri a Montecitorio. “Le modifiche apportate dal Senato al disegno di legge elettorale lasciano aperte alcune criticità che investono la qualità della rappresentanza politica, l’eguaglianza del voto e le condizioni di accesso alla competizione elettorale”, ha detto il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto. Che accende un faro sulle pari opportunità a rischio nell’accesso alle cariche elettive sancito dall’articolo 51 della Costituzione.
I costituzionalisti smontano la riforma elettorale delle destre
Quadruplicando il numero delle firme “si introduce una norma di sbarramento occulta”, ha rilevato Michele Ainis, professore emerito di istituzioni di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Roma Tre. L’introduzione dei voti di preferenza vale solo per i partiti maggiori, ci sono tutta una serie di partiti “che non potranno avere che eletti bloccati”, ha evidenziato Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”.
Per quanto riguarda le preferenze, “il miglioramento è in sé positivo nel rapporto tra elettore ed eletto ma la concreta modalità di selezione degli eletti suscita più di una perplessità. Gli elettori credono di scegliere ma non scelgono e la Corte costituzionale dice che l’elettore deve comprendere ciò che va a votare”. La legittima aspettativa sollecitata dalla Consulta sarebbe tradita anche su ciò che è stato definito “premierato occulto”: “la promessa di scelta del premier è qualcosa che non si può mantenere” e infatti la scelta “sarà proposta”, ha detto Andrea Pertici, professore di diritto costituzionale presso l’Università di Pisa.