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Mtv risucchiata nella “Tempesta” di Yung Lean

Da quando Mtv non sa riconoscere il meglio della produzione musicale contemporanea?

Mtv risucchiata nella “Tempesta” di Yung Lean

Da quando Mtv, o quel che rimane del canale televisivo più sperimentale del palinsesto mondiale, non sa riconoscere il meglio della produzione musicale contemporanea? Durante gli ultimi Video Music Awards del 27 settembre, il premio più ambito è finito nelle mani di Taylor Swift, un nome abituato alle polemiche di mancati riconoscimenti o vittorie rubate, ma il videoclip di “The Fate of Ophelia” è effettivamente avvincente e visivamente focalizzato sulla cantante.

Quello che però sorprende è che in un periodo musicale tendenzialmente impoverito dall’ossessione per i ritornelli catchy, con artisti che investono sempre meno nei video per promuovere le proprie hit, un successo come Storm sia stato totalmente ignorato dai premi maggiori, nonostante dietro alla canzone del rapper svedese Yung Lean, insieme a GENER8TION, ci sia un vero e proprio cortometraggio di puro cinema, piuttosto che l’appendice di un contesto musicale.

Diretto da Romain Gavras dopo No Church in the Wild di Jay-Z e Kanye West, Stress di Justice e Nothing Breaks Like a Heart di Mark Ronson e Miley Cyrus, il video di Storm è un salto nel futuro in un collegio maschile britannico in cui Yung Lean interpreta lo studente che domina la scena come un teppista all’interno di un microsistema giovanile.

I riferimenti al Free Cinema di Lindsay Anderson si amalgamano in un linguaggio visivo fatto di divise logore, sigarette, rituali di machismo studentesco tra i corridoi della scuola, fino ad una scena corale ipnotica, in cui la tradizionale foto di classe si trasforma in una celebrazione di corpi liberi dalle dinamiche di potere, con una coreografia firmata da Damien Jalet.

Quella stessa coreografia, tanto sincopata quanto millimetrica nella realizzazione, al punto da scomodare speculazioni sull’utilizzo dell’AI per assemblarla, si è meritata il palco degli Mtv Video Music Award, dove Yung Lean non solo ha frantumato il premio che non ha vinto, ma l’ha riprodotta fedelmente per ricreare quel senso di fastidio, di disagio e soprattutto di rottura verso gli schemi della società e dell’industria musicale contemporanea: una body-performance che ha aizzato allo sdegno il pubblico, tutto dalla sua parte, contro l’istituzione che lo ospita.

Quindi sì, Mtv ha fatto bene a non premiare Yung Lean, perché Storm non è un videoclip, ma un capolavoro.