“Informazioni top secret”: così il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (Likud) chiama, in una lettera diffusa dal suo ufficio domenica 11 ottobre, ciò che 24 testimoni presentati dai registi come soldati, soprattutto dell’intelligence, hanno raccontato a volto coperto nel film NAZA. NAZA, in ebraico, è il danno collaterale. La lettera chiede alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara, al capo di stato maggiore Eyal Zamir e al capo dello Shin Bet David Zini di scoprire chi sono i testimoni e di processarli per diffamazione e per gravi reati contro la sicurezza delle informazioni. Nella lettera il film è una “calunnia falsa” e poche righe sotto i suoi testimoni avrebbero aperto una falla in un’unità d’intelligence “altamente sensibile”.
Il 14 settembre, due giorni dopo il premio alla Mostra di Venezia, Zamir aveva detto che il film si basa su calunnie del sangue e accuse false e Netanyahu aveva parlato di incitamento antisemita. Ventisette giorni dopo, per Netanyahu, gli stessi testimoni vanno processati per aver rivelato segreti. Venerdì 9 ottobre il Nobel per la pace è andato a Navi Pillay, che ha presieduto la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sul territorio palestinese occupato, quella che nel settembre 2025 ha concluso che Israele è responsabile di quello che definisce genocidio a Gaza e che fra chi ha istigato a commetterlo ha indicato anche il primo ministro che adesso vuole i nomi dei testimoni. Israele ha respinto quel rapporto.
Resta un dettaglio notato dal Times of Israel: nella lettera Netanyahu attribuisce le testimonianze a soldati in servizio e congedati dell’Unità 8200, un’attribuzione che i registi hanno sempre evitato di estendere a tutti gli intervistati. Il nome dell’unità custode del segreto, nero su bianco, lo ha scritto il primo ministro.