Sei punti, dal premio di maggioranza all’indicazione del candidato premier. Sei punti per chiedere alla Corte Costituzionale di bocciare la legge elettorale appena approvata dal Parlamento per volontà della maggioranza e della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Sei punti per evitare che si vada a votare, alle prossime elezioni politiche, con un premierato di fatto, introdotto attraverso una legge ordinaria invece che attraverso una revisione costituzionale.
I ricorsi dei costituzionalisti, guidati da Roberto Zaccaria, verranno presentati il 26 ottobre (ovvero all’entrata in vigore della legge elettorale) nei tribunali dei 29 distretti italiani. In conferenza stampa il gruppo, rinominato “Dalla parte della Costituzione” e composto da 300 ricorrenti e diversi volti noti, ha spiegato quali sono i sei profili a rischio incostituzionalità della riforma.
La speranza dei giuristi, con i ricorsi a prima firma del professore Enrico Grosso, è che la Corte Costituzionale si esprima prima del voto, probabilmente già entro marzo. Intanto il gruppo lancia, in parallelo, anche una mobilitazione. Vediamo quali sono i sei punti critici, ritenuti a rischio violazione della Carta.
Legge elettorale, i sei punti a rischio incostituzionalità nel ricorso dei giuristi
Il primo punto criticato è l’indicazione preventiva del candidato presidente del Consiglio, resa obbligatoria dalla legge elettorale. Per i ricorrenti questo principio viola la libertà dei partiti di scegliersi come presentarsi ma anche le prerogative del presidente della Repubblica. Il secondo punto riguarda il premio di maggioranza, definito “abnorme”, per la coalizione che raggiunge il 42% dei voti. Proprio questi due punti, spiegano i proponenti, metterebbero in atto un “premierato di fatto” attraverso, però, una legge ordinaria e non una modifica costituzionale.
Il terzo punto criticato riguarda la disparità di genere per candidature e preferenze, senza l’obbligo dell’alternanza di genere. Ancora, il quarto punto è l’obbligo di raccogliere un numero di firme ritenuto eccessivo ed escludente. Il quinto punto riguarda la cancellazione delle circoscrizioni estero, fuse in una unica circoscrizione. Infine, l’ultimo punto è il premio nazionale che è unico e non su base regionale, come dovrebbe essere per il Senato.
Cosa succede in caso di bocciatura della Corte Costituzionale: escluso un ritorno al Rosatellum
Se la Corte Costituzionale dovesse ritenere fondato il ricorso e ritenere quindi illegittima la legge elettorale, il risultato non sarebbe un ritorno alla precedente legge elettorale. Come spiega Grosso, l’obiettivo non è infatti “ripristinare la legge abrogata: quella ormai è abrogata, la legge sarà quella nuova auspicabilmente depurata degli aspetti incostituzionali”. In caso di accoglimento del ricorso resterebbe comunque in vigore “una normativa applicabile immediatamente”, ovvero la legge elettorale appena approvata ma con modifiche e senza gli elementi ritenuti critici.