Premiato dalla giuria della Mostra del cinema di Venezia e accolto con una lunga ovazione dal pubblico, il documentario NAZA, che raccoglie testimonianze sulle presunte uccisioni di civili palestinesi da parte dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza, è finito al centro delle polemiche dopo l’intervento del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il leader israeliano, in un messaggio pubblicato su X l’11 ottobre, ha chiesto l’apertura di un’indagine sui partecipanti al documentario, tra i quali figurano 24 membri dell’esercito e dell’intelligence israeliani che, parlando in forma anonima, hanno raccontato di essere stati coinvolti in operazioni militari durante le quali sarebbero stati uccisi numerosi civili a Gaza.
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Un racconto che ha provocato la dura reazione del primo ministro dello Stato ebraico, il quale accusa gli autori del film di diffamare Israele e le sue forze armate. Per questo, Netanyahu ha chiesto al capo di Stato maggiore dell’esercito, al direttore del servizio di sicurezza interna Shin Bet e al procuratore generale di avviare un’indagine approfondita sui partecipanti al documentario e di perseguirli penalmente per presunte violazioni della sicurezza delle informazioni, diffamazione e danni agli interessi diplomatici e di sicurezza del Paese.
Sempre su X, infatti, Netanyahu ha definito il documentario “falso, fuorviante e fazioso”, accusandolo di diffamare lo Stato di Israele e le Forze di difesa israeliane (IDF) a livello internazionale e di danneggiare gravemente la reputazione del Paese. L’esercito israeliano ha respinto le accuse contenute nel film, contestando la credibilità di alcune testimonianze e sostenendo che le decisioni relative agli attacchi vengono prese da personale umano nel rispetto delle proprie direttive.