La Sveglia

Il contro-Naza dell’Idf per assolvere se stesso

A un film sui suoi soldati Israele risponde con un film di soldati. Si chiama “NAZA: The Real Story“, dura 49 minuti, è gratuito e lo firmano il tenente colonnello della riserva Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch, con materiale che l’esercito, secondo il Jerusalem Post, ha autorizzato a pubblicare. Il 3 ottobre l’ambasciata d’Israele a Washington lo rilanciava come il film che “rimette le cose in chiaro”, e l’hasbara, la diplomazia pubblica israeliana, si è trovata un regista con i gradi.

Il metodo raccontato in “NAZA” da Yuval Abraham e Rachel Szor è il conto dei civili che moriranno, fatto prima degli attacchi, e nella risposta del 1 ottobre l’esercito, mentre nega la soglia dei 200, scrive che quelle vere sono “molto più basse”, senza dire quali. Smentisce la cifra, conferma il conto. Il 14 settembre il capo di stato maggiore Eyal Zamir, che parlava di “calunnie del sangue”, chiedeva al procuratore militare di valutare azioni legali contro il film e ordinava di cercare chi avesse fatto filtrare i materiali classificati usati per girarlo. Il ministro della Cultura Miki Zohar chiedeva al ministero dell’Interno di vagliare la revoca della cittadinanza ai registi. Il Guardian, che lo produce, rivendica riscontri su documenti classificati trapelati.

Nel procedimento per genocidio avviato dal Sudafrica, la Corte internazionale di giustizia ha ordinato a Israele il 28 marzo 2024 di garantire che il suo esercito eviti ogni atto contro i diritti dei palestinesi di Gaza come gruppo protetto dalla Convenzione sul genocidio, compreso il blocco degli aiuti umanitari. La Freedom Flotilla punta su Gaza a ottobre. Nella sua risposta l’esercito scrive che il film, “paradossalmente”, fa passare per indifferenza verso le vite civili “lo sforzo eccezionale e il dettaglio” con cui stima il danno ai civili.