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Dai reality ai talent, il percorso inverso di Cristiano Malgioglio

Dai reality ai talent, il percorso inverso di Cristiano Malgioglio

C’è un prima e un dopo nella vita di Cristiano Malgioglio, e lo spartiacque è la sua partecipazione al secondo “Grande Fratello Vip” di Ilary Blasi. Non che abbia mai disdegnato il mondo dei reality da opinionista, tanto per Alessia Marcuzzi quanto per Barbara D’Urso, ma prima di allora era stato sempre celebrato per la bizzarria di un personaggio sopra le righe, seppur autore di alcune delle più belle canzoni della musica leggera italiana, regalando successi indimenticabili a Mina e un Festival di Sanremo a Iva Zanicchi.

Dopo quell’esperienza televisiva, la rendita di una personalità da meme e caricature si è arricchita di quell’innegabile bagaglio culturale che solo il mondo dei talent poteva veramente capitalizzare, e infatti da alcuni anni Malgioglio è giudice affermatissimo della tv, sia da Carlo Conti a “Tale e Quale Show”, sia da Maria De Filippi ad “Amici”.

Tuttavia, se da Queen Mary le logiche discografiche di un mercato alla costante ricerca di un giovane hit-maker di stagione si sovrappongono a quelle della sincerità e smorzano ogni polemica, è dall’ecumenico Carlo che Malgioglio vomita il meglio di sé, scevro da qualunque pentimento.

In uno show dove i concorrenti partecipano per rilanciare la propria carriera o mostrare quanto siano poliedrici, senza la promessa di un album in classifica, c’è Cristiano che, tra piume e paillettes, scarpe a zeppa e occhiali a specchio, non risparmia un briciolo di cattiveria nel riversare offese personali e colpe professionali sul malcapitato di turno.

“Hai fatto pena”, “sei da denuncia”; “ti hanno imbruttito”; “hai stonato”: Malgioglio si è prima di tutto fatto carico del lodevole compito di scaraventare giù dalla torre il buonismo patetico di Loretta Goggi, per la quale tutto era bellissimo e perfetto (e infatti lei, ormai adombrata dalla furia verbale del paroliere, ha lasciato il programma), poi ha catapultato Conti in una spirale più “dark” della sua abbronzatura, mostrando la vera bellezza del ruolo di giudice, ovvero soffocare ogni speranza laddove di talento non ce n’è.

Perché l’empatia di Cristiano a “Tale e Quale Show” non è pervenuta, tanto quanto il suo perbenismo e forse anche il buongusto, è come se indicasse alle sue vittime quella legge non scritta dello spettacolo che recita più o meno così: per chi non ha “talent” rimangono i “reality”, a meno che non ti chiami Malgioglio.