Giorgia Meloni ritorna a Roma dopo la due giorni a Bruxelles per il Consiglio europeo con un magro bottino. Sugli Ets nessun rinvio come aveva sperato ma solo l’invito alla Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets. Apertissimo è anche il capitolo della flessibilità. La premier, il tema lo ha posto, precisando che considerare il caro prezzi come fattore esterno determinante, da parte della Commissione, sarebbe necessario, sia pur entro le regole fiscali. Ad appoggiarla in maniera aperta c’è stata solo la Grecia. E Ursula von der Leyen è tornata a sottolineare la necessità della cautela sui conti pubblici, spiegando, al tempo stesso, come l’unica misura “nel brevissimo periodo” possa essere la proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica.
Asse Parigi-Berlino, c’è l’intesa sull’automotive che esclude Roma
I Nordici, che da tempo hanno fatto delle politiche green una bandiera, non hanno alcuna intenzione di cedere sul dossier Ets e sono contrari a che l’Ue allarghi ancora i cordoni della borsa sia per l’energia sia per il bilancio 2028-2034, capitolo quest’ultimo rinviato al prossimo summit. Ma soprattutto mentre Meloni era impegnata a forzare sulla questione dei migranti, Parigi e Berlino – che l’hanno snobbata su tutti i dossier – hanno siglato, relegando Roma in un angolo, un accordo sul futuro dell’automotive. L’intesa è stata ufficializzata con una dichiarazione congiunta dopo un bilaterale a margine del vertice Ue tra Emmanuel Macron e Friedrich Merz.
I punti dell’accordo e l’ottimismo di Giorgia
“La nostra ambizione condivisa è chiara: realizzare con successo la trasformazione della nostra industria automobilistica, mantenendo al contempo i nostri obiettivi climatici e assicurando che le auto di domani siano prodotte in Europa – si legge nella dichiarazione -. La rotta rimane invariata: ridurre significativamente le emissioni di CO₂ rafforzando al contempo la capacità dell’Europa di sviluppare e produrre la prossima generazione di veicoli elettrici. È questa la preferenza europea nella pratica: garantire che la transizione verso una mobilità pulita vada di pari passo con investimenti, innovazione e produzione in Francia, in Germania e in tutta Europa”.
A tal fine, Francia e Germania propongono un pacchetto complessivo di misure che coniuga un’ambiziosa traiettoria europea di decarbonizzazione con la flessibilità normativa necessaria per tenere conto delle diverse realtà di mercato e delle condizioni tecnologiche. Tale pacchetto prevede inoltre incentivi concreti a favore degli investimenti, della ricerca e sviluppo, della produzione in Europa e di catene di approvvigionamento resilienti, scrivono le parti. Eppure Meloni, nel punto stampa dopo il vertice, sparge ottimismo. Si dice fiduciosa sulla richiesta di maggiore flessibilità per l’energia, sostiene di aver difeso il bilancio Ue da tagli – ma il dossier come abbiamo detto è aperto – e si accontenta del passaggio sugli Ets.