Ho visto dei video con migliaia di studenti francesi, scesi in piazza contro il carovita e le spese per le armi, che scandivano: “Siamo tutti anti fascisti”, in italiano. Confesso, mi ha emozionata.
Mina Corsini
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Gentile lettrice, ho visto anch’io quei video. Avevo sentito lo stesso slogan, ugualmente in italiano, durante le proteste dei ProPal a Berlino mesi fa. Anche in Germania sullo sfondo c’erano schiere di polizia armate fino ai denti, pronte a sopprimere le voci di ragazzi mossi solo dal senso di giustizia. Nessuno sa dove sia iniziato l’uso di questa frase e perché in italiano. Forse perché l’inglese è percepito come la lingua dell’egemone fascista. Anni fa a Istanbul vidi una scena simile: un musicista serbo suonava il pianoforte e cantava Bella Ciao in italiano e la folla di ragazzi turchi (e anche molti adulti) accompagnava i versi, sempre in italiano. Il nostro canto partigiano è diventato l’inno universale di chi combatte i neo fascisti e i sionisti: lo si canta in Palestina e in tutta Europa; lo cantavano anche gli equipaggi a bordo della Flotilla che l’anno scorso cercò di raggiungere Gaza. Se ne può desumere che l’italiano sta diventando la lingua franca di chi protesta contro le guerre, i fascismi e il sionismo? Ne sarei orgoglioso. I ragazzi italiani scesi in piazza nei giorni scorsi sono i legittimi eredi della guerra partigiana contro il fascismo e il nazismo, come lo furono i ragazzi del ‘68, quelli che in francese cantavano: “Ce n’est qu’un debut, continuons le combat”: non è che l’inizio, continuiamo a combattere. Sessant’anni più tardi si combatte ancora. Si combatterà sempre.