Salari in picchiata, vola il caro-vita: l’Upb riporta il governo alla realtà

L'Upb riporta il confronto alla realtà: gli stipendi perdono ancora potere d’acquisto, l’inflazione corre e la crescita resta debole

Salari in picchiata, vola il caro-vita: l’Upb riporta il governo alla realtà

Sergio Mattarella lancia l’allarme sui salari, Giorgia Meloni celebra i quattro anni di governo con 71 slide di presunti successi. Ventiquattr’ore dopo, l’Ufficio parlamentare di bilancio riporta il confronto alla realtà: gli stipendi perdono ancora potere d’acquisto, l’inflazione torna a correre e la crescita resta debole. Il bilancio per le famiglie è ben diverso dai record rivendicati da Palazzo Chigi. A pagare il prezzo più alto sono lavoratori e pensionati, alle prese con rincari che erodono redditi già insufficienti.

Salari in picchiata, vola il caro-vita. L’Upb riporta il governo alla realtà

Il presidente della Repubblica aveva richiamato l’Europa a difendere il proprio modello sociale, respingendo l’idea che i salari siano soltanto un costo da comprimere per rendere competitive le imprese. Una dinamica retributiva adeguata, ha ricordato Mattarella alla cerimonia delle Stelle al Merito del Lavoro, è parte della dignità del lavoratore. Un messaggio che stride con il racconto trionfalistico della premier, affidato a una lunga presentazione sui risultati dell’esecutivo.

A smentire l’ottimismo del governo sono stati ieri i numeri dell’Upb. Nella nota sulla congiuntura di ottobre, l’organismo indipendente segnala che le retribuzioni orarie reali hanno ricominciato a scendere, soprattutto per la ripresa dell’inflazione. Rispetto al 2020 sono inferiori di oltre il 9%. Significa che, anche quando lo stipendio nominale aumenta, con quella paga si acquistano meno beni e servizi rispetto ad allora. Altro che recupero: il potere d’acquisto dei lavoratori resta profondamente segnato dalla stagione dei rincari.

Morde il caro-vita

L’inflazione a settembre ha raggiunto il 4,2%, trainata dall’energia, i cui prezzi al consumo sono aumentati del 22,6% in un anno. Il nuovo shock è pesante: dalla fine di febbraio, secondo l’Upb, il petrolio è rincarato del 66% e il gas del 180%. L’Italia soffre più della media dell’Eurozona perché il suo sistema energetico dipende ancora fortemente dalle fonti fossili. Una fragilità strutturale che rende famiglie e imprese particolarmente vulnerabili a ogni nuova crisi internazionale. Per ora gli aumenti si sono trasmessi al resto del paniere meno rapidamente che durante la crisi del 2021-2022. Ma non è un’assicurazione contro nuove stangate.

La stangata

L’Upb segnala infatti i primi effetti sui prezzi dei trasporti e di alcuni prodotti alimentari, mentre crescono le aspettative di inflazione. Anche le imprese subiscono la pressione dei costi: ad agosto i prezzi alla produzione industriale risultavano superiori del 10,9% rispetto a un anno prima. Se questi rincari continueranno a propagarsi, il conto finale finirà ancora sui consumatori. Non arriva un sostegno decisivo neppure dalla crescita. L’Upb stima per il 2026 un aumento del Pil intorno all’1%, in un quadro esposto soprattutto a rischi al ribasso. Nei primi due trimestri l’economia è avanzata appena dello 0,3% e dello 0,2%.

I servizi sostengono l’attività, l’industria rimane fragile. I consumi delle famiglie nella primavera sono aumentati solo dello 0,3%, mentre la propensione al risparmio è scesa dal 7,9 al 6,7%. Un segnale delle difficoltà che attraversano i bilanci domestici: chi deve affrontare bollette e spese quotidiane dispone di meno spazio per accantonare risorse.

La distanza

La distanza tra propaganda e vita quotidiana si misura qui. Palazzo Chigi può rivendicare numeri e provvedimenti, ma per chi lavora il parametro è semplice: quanto resta alla fine del mese, dopo spesa, bollette, affitto e trasporti? Per questo sono scesi e scenderanno in piazza in questi giorni autotrasportatori, agricoltori, studenti. Per protestare contro il caro-vita e il riarmo. Il nodo dei salari, sollevato da Mattarella, resta aperto. Non basta sventolare indicatori positivi se l’aumento dei prezzi cancella gli effetti degli incrementi in busta paga e frena i consumi. E senza redditi più forti e una politica capace di ridurre la vulnerabilità energetica, le celebrazioni di Meloni rischiano di restare lontanissime dal Paese reale.