Il price cap fa un baffo a Eni: con la crisi energetica gli utili sono da record

Conti da record per Eni: crescita degli utili a tre cifre a fronte di poche centinaia di milioni persi con il price cap.

Il price cap fa un baffo a Eni: con la crisi energetica gli utili sono da record

Un record dietro l’altro, spinto dalla crisi energetica. I conti di Eni brillano, superando le aspettative, con utili che registrano crescite addirittura a tre cifre. E spiegano perché l’introduzione del price cap sul carburante e gli sconti in bolletta sono un sacrificio del tutto tollerabile. Anche perché proprio queste due mosse da parte di Eni – e a cascata di altre società del settore – quasi certamente eviteranno alle compagnie energetiche una tassa sugli extraprofitti, a cui parte del governo stava pensando come risposta al caro benzina e ai rincari degli ultimi mesi.

Insomma, se Eni perderà poche centinaia di milioni con questa strategia, probabilmente ne risparmierà di più evitando una tassa sugli utili, che negli ultimi mesi sono monstre. Partiamo dai dati: nel terzo trimestre l’utile netto adjusted di Eni si attesta a 2,8 miliardi, in crescita del 125% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Ancora meglio fa l’utile netto, a quota 3,2 miliardi e con un aumento sull’anno del 299%. Nei primi nove mesi del 2026 l’utile netto è di 7,6 miliardi: una bella differenza rispetto ai 2,5 dello stesso periodo dello scorso anno, con un +202%.

Crisi energetica, gli azionisti di Eni brindano: boom degli utili, arriva il dividendo straordinario

I risultati sono anche superiori alle previsioni, già rosee grazie agli utili garantiti dalla crisi energetica con i prezzi dei carburanti e del gas che continuano a correre. L’amministratore delegato, Claudio Descalzi, parla di risultati “eccellenti” che portano a un miglioramento delle proiezioni sui flussi di cassa per l’esercizio 2026. La conseguenza è un dividendo straordinario previsto per dicembre di 0,46 euro per azione, pari a circa 1,3 miliardi. Che va insieme a un ulteriore incremento del 12% del programma di buyback, che arriva a 2,8 miliardi. Insomma, price cap o no, gli azionisti festeggiano. Anche perché il tetto al prezzo dei carburanti – confermato fino a fine anno, ma non si sa a che cifra – potrebbe “avere un impatto di alcune centinaia di milioni in un trimestre”, come spiega in conference call Francesco Gattei, chief transition & financial officer. Quindi, di fatto, briciole rispetto a utili da oltre tre miliardi.

Come sottolinea il deputato di Avs, Angelo Bonelli, “mentre le famiglie pagano bollette e carburanti a prezzi insostenibili, gli azionisti riceveranno a dicembre un dividendo straordinario”: “Questi profitti nascono dalla crisi energetica e dall’aumento del prezzo del petrolio”, ma “mentre l’Italia diventa più povera, il governo Meloni consente l’arricchimento delle società energetiche ai danni degli italiani”. Insomma, il price cap che toglie dal tavolo la tassa sugli extraprofitti viene considerato un regalo alle società energetiche. Per Bonelli “il governo Meloni è responsabile della crisi sociale perché ha scelto di stare dalla parte dei petrolieri invece che da quella degli italiani”.