Congresso della Lega, Salvini sfida la fronda del Nord: “Chi vince decide”. Garavaglia chiede trasparenza e rispetto: “Lo chiamo, non risponde”

Al congresso della “Lega di lotta e di governo” Garavaglia punta sul voto segreto e Fontana e Romeo evocano “sorprese”

Congresso della Lega, Salvini sfida la fronda del Nord: “Chi vince decide”. Garavaglia chiede trasparenza e rispetto: “Lo chiamo, non risponde”

Un anno fa, a Firenze, era “Il coraggio della libertà”. Stavolta il Carroccio ripesca un grande classico: “Lega di lotta e di governo”, con tanto di Alberto da Giussano a spada sguainata su sfondo rosso e blu. È lo slogan del congresso straordinario convocato da Matteo Salvini, al via oggi alle 14 all’Allianz MiCo di Milano e in chiusura domenica pomeriggio. I delegati attesi sono 705 dovranno decidere chi guiderà il Carroccio.

A contendere al vice-premier Salvini la segreteria federale, il senatore nordista Massimo Garavaglia. Ma formalmente sul tavolo ci sono anche le mozioni, dallo stop al bando dei motori endotermici, al “piano per la Remigrazione” dell’eurodeputata Isabella Tovaglieri. Ma lo sanno tutti che la lotta, più che col governo, è tutta intestina.

L’incognita del voto segreto

Salvini ostenta tranquillità, sa che verrà riconfermato, ma non sa con quale percentuale. Il voto segreto in realtà lo spaventa, ogni percentuale a favore di Garavaglia è una picconata alla sua leadership. Ciononostante fa buon viso: “La fronda del Nord? Ascolterò finalmente al Congresso quello che per mesi ho letto solo sui giornali”, dice a TeleLombardia.

Rivendica l’autonomia passata in Consiglio dei ministri la settimana scorsa, “dopo 30 anni di battaglie leghiste”, e fa i conti: “Al Nord abbiamo cinque ministri lombardi, governiamo Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Trentino, Liguria”.

Ai dissidenti vuole concedere il dibattito, nulla dipiù: “Una volta che il Congresso decide, quella è la strada”. Su Antenna3 aggiunge: “Da lunedì si lavora tutti insieme”, senza “polemiche pubbliche”. Anche perché, si lamenta, “da sinistra mi attaccano continuamente, la magistratura con i processi, i grandi banchieri non mi adorano”.

Intanto Garavaglia ammette le pressioni “Ma ho le spalle larghe”

Garavaglia, ex ministro del Turismo del governo Draghi, parla invece a Sky Tg24 e ammette la fatica di arrivare al via (doveva raccogliere 80 firme in 4 regioni). Le firme? “Ho avuto grandi difficoltà, perché erano state raccolte tutte e quindi ho dovuto trovare quei pochi a cui non era già stato chiesto di firmare”.

Qualche “pressioncina” l’ha ricevuta, ammette, “ma ho le spalle larghe”. Ma sul voto chiede garanzie (giusto per dare un’idea dell’ambiente amichevole): “Ci vuole trasparenza”, quindi ha preteso che le cabine fossero “aperte, così da non avere dei retroscena imbarazzanti”. Le aspettative le tiene basse: “Tante volte uno entra papa ed esce cardinale. Io mi sento più un umile parroco di campagna”.

Con Giancarlo Giorgetti, dice, “è bastato un sms”: “Quando si è d’accordo non c’è neanche bisogno di parlarsi”. E tra “certe idee di Borghi e quelle di Giorgetti, tutta la vita scelgo Giorgetti”. Poi la frecciata: “Più volte ho tentato di sentire Salvini ma non ha mai risposto, evidentemente è tanto preso da tante cose”.

La sponda di Fontana e Romeo

A dargli una sponda ci pensa il governatore lombardo Attilio Fontana, il governatore uscente dei nordisti che rischia di non avere un seggio in parlamento. Gli chiedono sotto quale soglia la candidatura di Garavaglia sarebbe un flop. Risponde: “Non ci siamo minimamente posti il problema, anzi noi siamo anche convinti che nel segreto dell’urna ci potranno essere delle sorprese”.

Più esplicito il senatore Massimiliano Romeo: “Mi sento vicino alla visione di Garavaglia”. Il suo programma, spiega, “parla di macro regioni del nord, del centro e del sud”. Al congresso, per Romeo, si scontreranno una visione “più pragmatica” e una “più ideologica e patriottica incarnata dall’attuale segretario”.

Anche lui conferma la fatica delle firme: chi non aveva già sottoscritto per Salvini “erano pochi”, e “riuscire a far esporre le persone non è stata un’impresa semplice”. Il pronostico è lo stesso di Fontana: “Nel segreto dell’urna tutto può succedere”.

Non si parlano, o forse sì…?

Il segretario incassa il sostegno compatto degli eurodeputati, che invocano “una Lega unita e determinata”. Poi, sempre su Antenna3, risponde a Garavaglia sulla telefonata mancata: “Il mio telefono è sempre acceso, e con Garavaglia abbiamo parlato più di un quarto d’ora martedì scorso”.

La ricostruzione: “Mi aveva chiamato durante l’incontro con i trasportatori, gli ho mandato un messaggio per dirgli che ero impegnato e l’ho richiamato appena ho potuto”. E rilancia l’accusa: “Ci conosciamo da una vita, scoprire sui giornali la sua candidatura e non con una telefonata o un messaggino…”. Buon congresso a tuti.