Da due anni la Rai aspetta un presidente e la maggioranza ha trovato il rimedio: abbassare il quorum per eleggerlo e alleggerirgli i compiti. Intanto secondo la ricostruzione di Lettera43 per quella poltrona circola un nome nuovo, la deputata ed ex magistrata Simonetta Matone, mentre per l’amministratore delegato i meloniani indicano il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci. Il passaggio è freschissimo.
Lunedì, il giorno dopo il congresso straordinario di Milano che ha riconfermato Matteo Salvini alla guida della Lega, Matone ha lasciato il Carroccio con una nota contro le “derive sovraniste” ed è stata accolta in Forza Italia dal presidente dei deputati azzurri Enrico Costa. Sempre Lettera43 aggiunge: il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani è un amico di famiglia, il marito Emilio Albertario è stato una colonna giornalistica della radio e poi del Tg2, e la presidenza toccherebbe a una donna per la “teoria delle quote rosa” applicata alla poltrona che però la riforma sta svuotando.
A metà agosto, scriveva ancora Lettera43, era la Lega a ragionare sul suo nome per l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac): in poco più di due mesi è cambiato il partito che potrebbe proporla e la candidata è rimasta la stessa.
Presidenza Rai: una poltrona alleggerita
La riforma arriva nell’Aula del Senato il 26 novembre, data fissata dai capigruppo dopo la chiusura degli emendamenti in commissione Lavori pubblici. Il consiglio di amministrazione resta di sette membri, due indicati dal ministero dell’Economia, quattro eletti dalle Camere e uno dai dipendenti, ed è il consiglio a scegliere amministratore delegato e presidente.
Per il presidente resta la ratifica della Commissione di Vigilanza, ma con i due terzi (attualmente necessari) previsti però solo nelle prime due votazioni e la maggioranza assoluta dalla terza in poi, come confermato a luglio dai relatori: un quorum cucito su misura per chi i due terzi non li ha mai avuti.
Eppure proprio lì dove servirebbe una figura di garanzia gli stessi relatori, Roberto Rosso e Claudio Fazzone, hanno proposto di cancellare dai compiti del presidente quello di concorrere alla coerenza fra indirizzo editoriale e gestione esecutiva.
La maggioranza si accapiglia da due anni per una sedia a cui sta segando le gambe. Il tutto, giurano, per adeguarsi all’European Media Freedom Act, il regolamento europeo applicabile dall’8 agosto 2025 che chiede di sganciare i servizi pubblici dalle ingerenze dei governi, e sul quale secondo Policy Maker la Commissione europea ha ricordato di poter aprire procedure d’infrazione.
La strategia
Sull’amministratore delegato si leggeva già la settimana scorsa che la promozione di Chiocci, il giornalista di cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si fida senza riserve, libererebbe il Tg1: tra i papabili alla successione, ci sarebbe Tommaso Cerno, oggi alla guida del Giornale. Cerno del resto in Rai è già di casa con la sua striscia “2 di picche” su Rai2.
E la Commissione di Vigilanza, l’organo che dovrebbe ratificare il presidente, è decaduta il 2 luglio con le dimissioni in blocco delle opposizioni e poi della maggioranza, dopo due anni in cui il centrodestra le aveva fatto mancare il numero legale per protesta contro il rifiuto delle opposizioni di votare Simona Agnes, la candidata di Forza Italia, e da settembre il presidente del Senato Ignazio La Russa minaccia di nominare d’ufficio i commissari mancanti. Adesso, dopo due anni di attesa, la maggioranza ha fretta. Se il calendario regge, il nuovo vertice arriverà a pochi mesi dalle politiche con un mandato di quattro anni, ben dentro la prossima legislatura. Chi vincerà le elezioni troverà la Rai già arredata, targhette comprese.