Non si fermano gli attacchi del governo alla giudice milanese Tiziana Landoni, che ha respinto la richiesta di convalida del fermo di Youssef Siher, amministratore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”. Dopo Giorgia Meloni, che ha definito “vergognosa” la decisione, è Matteo Salvini a prendere di mira la magistrata, mettendone in discussione l’imparzialità nelle sue decisioni per le sue posizioni sulla Palestina. E mentre il vicepremier Antonio Tajani inciampa in una ricostruzione inesatta dell’arresto, dentro Forza Italia emergono voci diverse: per Letizia Moratti, la scarcerazione dimostra la forza dello Stato di diritto.
Salvini dichiara guerra alla Gip su Youssef. A destra si riscoprono giustizialisti
Secondo la gip, i messaggi contestati a Siher non incitavano alla violenza né intimidivano la popolazione, ma evocavano azioni di “disobbedienza civile”, nell’esercizio della libertà di espressione. Il vicepremier e ministro Salvini si spinge fino a interrogarsi sulla libertà di giudizio di Landoni: “Non so quanto un giudice ProPal possa essere mentalmente libero” nel valutare un indagato per reati gravi. Il leader leghista richiama l’adesione della magistrata a un appello per Gaza e oppone la decisione della gip alle valutazioni della Procura di Milano, della quale dice di fidarsi. È un attacco che non contesta soltanto l’ordinanza nel merito, ma insinua che la sensibilità personale di un giudice possa comprometterne l’indipendenza.
Equilibrismi
Più prudente Carlo Nordio. Il Guardasigilli esclude l’invio di ispettori, pur dichiarandosi sorpreso dal rigetto di una richiesta della Procura che giudicava ben motivata. Guido Crosetto ricorda invece che un pubblico ministero e una giudice hanno espresso valutazioni diverse: “Per fortuna siamo in uno Stato democratico. Andremo a vedere chi dei due ha ragione”. Ma a creare imbarazzo in Forza Italia è soprattutto Tajani. Il ministro degli Esteri sostiene che Siher sarebbe stato “arrestato in flagranza di reato” e definisce grave la scarcerazione perché, a suo avviso, demotiva le forze dell’ordine. Quando gli viene fatto notare che non si è trattato di un arresto in flagranza, replica: “Vabbè, ma quelli erano reati comprovati, come se fosse in flagranza”.
Distanze
Una risposta che confonde un’ipotesi accusatoria con fatti già accertati e indebolisce la pretesa di difendere le garanzie. A segnare una distanza politica è Letizia Moratti, europarlamentare e presidente della Consulta nazionale di Forza Italia. In un intervento sul Foglio ricorda che proprio lo Stato contestato da Siher gli ha assicurato un giudice indipendente, la difesa e la presunzione di innocenza. E quando non sono stati riconosciuti i presupposti del fermo, è stata disposta la liberazione.
Vittoria
“Ha vinto lo Stato di diritto”, conclude Moratti, definendo quel risultato una sconfitta per l’estremismo, non una concessione a chi contesta le istituzioni. Anche Stefania Craxi, senza citare direttamente Siher, richiama la necessità di fermare la gogna mediatica nel commentare la legge sulla pubblicità delle sentenze di assoluzione. La vicenda arriva al Consiglio superiore della magistratura.
La pratica
I consiglieri togati, con l’eccezione di Magistratura indipendente, e tre membri laici chiedono l’apertura di una pratica a tutela di Landoni. Le critiche alle decisioni dei giudici, osservano, sono legittime anche quando severe, ma non devono trasformarsi in attacchi capaci di delegittimare chi le pronuncia. Particolarmente grave, secondo i firmatari, è che tali parole provengano dai vertici del governo.
Intanto il Tribunale di Milano monitora eventuali minacce online alla gip per valutare possibili misure di protezione. È questo il paradosso della polemica: un governo che rivendica sicurezza e legalità finisce per contestare le garanzie costituzionali quando una decisione giudiziaria non coincide con le proprie aspettative. Criticare un’ordinanza è legittimo. Screditare chi la firma è un’altra cosa.