Una marea anti-Giorgia invade l’Italia: studenti e lavoratori uniti in piazza

Studenti e lavoratori insieme in piazza per dare lo sfratto al governo Meloni. Riuscita la mobilitazione proclamata dall'Usb

Una marea anti-Giorgia invade l’Italia: studenti e lavoratori uniti in piazza

Studenti e lavoratori insieme in piazza per dare lo sfratto al governo Meloni. Dai cortei contro il carovita alle proteste contro il riarmo, lo sciopero generale proclamato dall’Usb, cui si sono affiancate altre sigle tra cui i Cobas, ha attraversato oltre 60 città italiane. Accanto ai lavoratori, studenti, agricoltori, movimenti per la casa e realtà solidali con la Palestina. La parola d’ordine è: “Abbassate le armi, alzate i salari. Blocchiamo tutto!”. Per il sindacato, la partecipazione ha sfiorato i due milioni di persone.

Una marea anti-Giorgia invade l’Italia. Studenti e lavoratori uniti in piazza

Da Roma a Milano, da Firenze a Bari, da Napoli a Palermo, le manifestazioni hanno denunciato l’aumento di prezzi, bollette, affitti e carburanti, insieme alla scelta di destinare nuove risorse agli armamenti. Al centro, il divario tra il costo della vita e retribuzioni che non riescono a recuperare il potere d’acquisto. La critica al governo riguarda anche le priorità di bilancio: secondo i manifestanti, più risorse alla spesa militare significano meno spazio per salari e servizi. È questa la saldatura politica rivendicata dai promotori: il disagio di chi lavora e quello di una generazione che fatica a immaginare autonomia economica e un futuro stabile.

Proteste da Milano a Napoli

Nella Capitale, secondo l’Usb, il corteo ha raccolto almeno centomila persone. In strada lavoratrici e lavoratori, studenti e persino i trattori degli agricoltori. Presenti anche delegati del settore dei trasporti, interessato dalla precettazione disposta dal ministro Matteo Salvini. Il sindacato parla di una giornata riuscita “nonostante precettazioni, terrorismo mediatico e minacciosa presenza delle forze dell’ordine” e rivendica un “avviso di sfratto” indirizzato alla presidente del Consiglio. E l’Usb avverte: “Non ci fermiamo certamente qui”.

La protesta italiana si è intrecciata con quella internazionale dei portuali contro il traffico di armi e la militarizzazione delle infrastrutture. L’Usb segnala iniziative da Genova a Melbourne, da Veracruz a Mumbai, dal Pireo a Istanbul. Una protesta per i salari e contro la circolazione delle armi. I portuali rivendicano un ruolo nelle mobilitazioni per la pace. “Via le mani dal nostro futuro”, hanno scandito gli studenti.

Studenti in trincea

La Rete della Conoscenza, Link-Coordinamento universitario e Unione degli Studenti hanno aderito allo sciopero, denunciando una precarietà che comincia durante gli studi e continua nel lavoro. “Non possiamo più accettare che il costo delle crisi venga scaricato sistematicamente sulle nostre vite”, spiegano. Affitti insostenibili, salari bassi, contratti intermittenti e servizi pubblici impoveriti impediscono a molti giovani di diventare indipendenti. Per le organizzazioni studentesche non sono problemi individuali, ma conseguenze di scelte economiche che privilegiano rendita e profitto rispetto ai bisogni sociali.

Le cariche

A Milano i manifestanti hanno occupato per oltre un’ora la tangenziale Est, scandendo slogan contro Salvini e Meloni. La giornata ha registrato anche momenti di tensione a Torino e Mestre, dove sono intervenute le forze dell’ordine. Sulla gestione della manifestazione veneta la capogruppo dei deputati di Avs, Luana Zanella, annuncia un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

“Il ministro spieghi come sia possibile che durante la manifestazione di Mestre studenti e studentesse siano stati manganellati”, afferma, contestando che il tentativo di percorrere strade non autorizzate possa trasformarsi in un confronto di forza. Zanella esprime dispiacere per gli agenti contusi, ma chiede chiarimenti sulla gestione dell’ordine pubblico. Il dato politico della giornata è la convergenza tra generazioni e categorie diverse. La piazza chiede salari più alti, servizi, diritto alla casa e meno spese militari. L’Usb la interpreta come uno sfratto al governo Meloni; per l’esecutivo resta la questione di come rispondere a richieste che non si esauriscono con la fine dei cortei.