Di ora in ora cresce la sensazione che, dopo le elezioni statunitensi di midterm previste per domani, la guerra in Iran subirà una nuova escalation. A sostenerlo è la rivista statunitense The Atlantic, che cita due fonti esterne all’amministrazione americana ma vicine al presidente Donald Trump. Secondo la rivista, le possibilità che la situazione si risolva per via diplomatica, scongiurando nuovi raid, sono ridotte al lumicino.
Anzi, per The Atlantic, una nuova operazione militare statunitense contro l’Iran potrebbe scattare subito dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. E non cambierebbe nulla se dalle urne i repubblicani dovessero uscire sconfitti, perché, in ogni caso, il presidente sarebbe orientato a riprendere le ostilità. Come riportano ancora le fonti, il presidente degli Usa in queste ore starebbe valutando chi indicare come capro espiatorio per il mancato conseguimento dell’obiettivo di porre fine al conflitto con l’Iran.
Prima dell’inizio delle ostilità, lo scorso febbraio, i suoi consiglieri lo avevano erroneamente rassicurato, sostenendo che la guerra si sarebbe conclusa ben prima delle elezioni di metà mandato. Tra le figure prese in considerazione figurano il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, e il capo dello Stato maggiore congiunto, generale Dan Caine. Hegseth, in particolare, non gode di buona fama alla Casa Bianca e le sue valutazioni sarebbero state eccessivamente ottimistiche, al solo scopo di compiacere Trump: “Hegseth è bravo a dire al presidente ciò che questi vuole sentirsi dire”, hanno spiegato le fonti.
Il pressing di Netanyahu su Trump per riprendere la guerra contro l’Iran
Che la guerra in Iran potrebbe riprendere presto lo sostiene anche Axios, che ha pubblicato un lungo articolo in cui racconta del forsennato pressing del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, sul presidente americano per convincerlo a riprendere i raid. Secondo il portale statunitense, il leader di Israele avrebbe avuto una telefonata con il presidente degli Stati Uniti, sollecitando la ripresa dell’azione militare contro l’Iran “al più presto”.
Nel corso di una conversazione franca, Trump avrebbe fatto il punto sui deludenti negoziati tra Usa e Iran, affrontando poi l’eventuale ripresa delle ostilità, ma specificando di voler attendere ancora un po’ per “concedere più tempo ai negoziati”. Una posizione che non convince Netanyahu, desideroso di riprendere il conflitto anche per rafforzare la propria posizione politica e trovare i numeri necessari ad ampliare la maggioranza parlamentare, permettendogli di restare al potere dopo che, alle elezioni di fine ottobre, il Likud, il suo partito, è risultato il primo per numero di seggi, pur senza che il blocco a lui vicino raggiungesse gli agognati 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza alla Knesset.
Per questo Bibi, sempre secondo Axios, avrebbe spinto per un attacco contro l’Iran subito dopo le elezioni di metà mandato. Una richiesta di fronte alla quale, per il momento, Trump si sarebbe detto possibilista, pur senza prendere alcun impegno. E proprio questo approccio avrebbe suscitato la preoccupazione del premier israeliano, convinto che soltanto la guerra contro l’Iran potrebbe salvare la sua carriera politica.