Trump prepara la nuova offensiva in Iran mentre la diplomazia si gioca le sue ultime carte per evitare l’escalation

Hillary Clinton teme nuovi attacchi di Trump contro l'Iran dopo le elezioni di midterm. Intanto Hormuz è in fiamme e la diplomazia cerca un accordo

Trump prepara la nuova offensiva in Iran mentre la diplomazia si gioca le sue ultime carte per evitare l’escalation

Qualcuno spera che con la probabile disfatta dei repubblicani alle elezioni di midterm, che molti sondaggi danno in netto svantaggio, il presidente Donald Trump possa rinunciare a condurre nuovi attacchi sull’Iran. Un’eventualità che, però, non convince Hillary Clinton, che al contrario teme l’esatto opposto. L’ex segretaria di Stato e figura di spicco dei democratici, infatti, ha pronunciato quella che appare come un’infausta profezia, sostenendo che, se il tycoon dovesse uscire sconfitto dalle elezioni, previste per il 3 novembre, allora “sarà ancora più squilibrato e purtroppo più pericoloso”. Secondo la Clinton, il presidente degli Stati Uniti scaricherà la colpa di un’eventuale disfatta elettorale “su chiunque altro, ma sicuramente non su se stesso” e “probabilmente lancerà ulteriori attacchi contro l’Iran, mettendo a rischio la vita di militari e civili americani in Medio Oriente”.

Una previsione, tutta da dimostrare, che è stata seccamente smentita dal vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, durante un incontro pubblico con gli elettori organizzato da Fox News a Fort Worth, in Texas. Qui il fedelissimo di Trump ha dichiarato che il presidente americano “non permetterà che il conflitto con l’Iran si trasformi in una guerra senza fine”. Rispondendo a un elettore repubblicano che metteva in dubbio il rispetto della promessa di porre fine alle costose guerre all’estero, Vance ha riconosciuto le preoccupazioni: “Capisco la frustrazione per le campagne militari in Medio Oriente”. Ma il vicepresidente, subito dopo, ha spiegato che opporsi a interventi militari prolungati, come da lui stesso sostenuto, “non significa escludere del tutto l’uso della forza”.

A Hormuz sale la tensione

Insomma, la sensazione è che qualcosa, dopo le midterm, potrebbe accadere. In attesa di capire se i combattimenti riprenderanno, mentre gli Stati Uniti continuano a inviare militari nell’area mediorientale con l’evidente intenzione di prepararsi all’eventuale ordine di Trump, a tenere banco è la situazione nello Stretto di Hormuz. Il piccolo lembo di mare, secondo l’amministrazione statunitense, è ormai sotto il pieno controllo delle forze armate a stelle e strisce. Questo perché, secondo quanto dichiarato in un’intervista a CNBC dal segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, “grazie all’operazione Economic Outcast, per il regime iraniano le vie di salvezza si stanno esaurendo e i suoi gruppi affiliati ne avvertono la pressione”.

Secondo lui, per effetto del blocco ai porti iraniani, la condizione economica del regime guidato da Mojtaba Khamenei sarebbe disastrosa: “Teheran incontra notevoli difficoltà nel trasferire denaro, mentre il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica non riesce a retribuire le proprie truppe”. Che l’Iran stia accusando il contraccolpo economico di queste misure è evidente, ma ciò, evidentemente, non basta a fermare i Pasdaran. Proprio ieri, infatti, secondo quanto riferito dalle autorità iraniane, quattro petroliere sono state danneggiate e hanno preso fuoco dopo aver urtato delle mine nello Stretto di Hormuz.

Nella giornata di ieri, invece, altre due petroliere sono state fermate. A riferirlo è stata la Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC), secondo cui le imbarcazioni avevano spento i sistemi di navigazione e di localizzazione per tentare l’attraversamento dello Stretto “attraverso rotte non autorizzate”, con il “supporto delle forze armate statunitensi”. Secondo i Pasdaran, le due imbarcazioni sono state fermate dopo aver ignorato gli avvertimenti e aver fatto ingresso in un’area considerata pericolosa.

La diplomazia è all’ultima spiaggia

Malgrado tutto lasci pensare che siamo agli albori di una nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, i mediatori qatarioti continuano freneticamente a dialogare con le parti per convincerle a sedersi al tavolo dei negoziati. Come accade ormai da giorni, i rappresentanti del Qatar sono tornati ieri a Teheran per convincere il regime degli ayatollah ad accettare le condizioni statunitensi, così da evitare una nuova guerra.

Al momento non è certo cosa si siano detti, ma secondo i media arabi Teheran avrebbe nuovamente sostenuto di non avere nessuna intenzione di sottostare ai diktat di Trump, che, secondo i suoi rappresentanti, costituirebbero una resa che non trova riscontro nella situazione sul campo di battaglia. Per questo, pur dicendosi disposti a trattare, i vertici iraniani hanno ribadito che non indietreggeranno sulle proprie pretese.

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