Scaduta la tregua umanitaria a Oleshky, tanto a Kiev quanto a Mosca si è temuto il peggio. Prima sugli smartphone degli abitanti ucraini e, qualche ora dopo, su quelli dei cittadini russi, sono comparsi drammatici avvisi relativi a presunti attacchi che, fortunatamente, si sono rivelati falsi. A inviare questi messaggi sono stati hacker ancora ignoti che, secondo quanto riferito dalle autorità dei due Paesi, hanno preso di mira i rispettivi sistemi informatici di allerta, progettati per gestire le situazioni di emergenza.
Difficile immaginare la preoccupazione che si è diffusa in Ucraina quando sugli smartphone sono comparsi avvisi relativi a presunte minacce nucleari e chimiche, con segnalazioni di possibili radiazioni. Un allarme che ha rischiato di alimentare il panico tra la popolazione, già provata da quasi quattro anni di guerra. Fortunatamente, però, si trattava di un attacco informatico e non di una reale minaccia nucleare. Le autorità ucraine hanno infatti rassicurato i cittadini, precisando che non esisteva alcun pericolo di contaminazione radioattiva.
Dopo alcune ore, un episodio analogo ha interessato anche la Russia, dove il ministero per le Emergenze ha denunciato un grave attacco informatico alla propria applicazione, attraverso la quale sarebbero state diffuse false informazioni alla popolazione.
Gli hacker scatenano il panico in Ucraina e Russia
Al momento non è chiaro cosa sia successo e chi abbia materialmente violato i sistemi informatici dei due Paesi. Non è stato neppure accertato se i due attacchi siano collegati tra loro o siano opera di gruppi distinti. Le autorità ucraine, attraverso il Centro per le comunicazioni strategiche SPRAVDI, hanno attribuito a Mosca la responsabilità dell’attacco al sistema di allerta di Kiev. Una ricostruzione che, tuttavia, non trova al momento una conferma indipendente.
Poche ore dopo, infatti, anche la Russia ha denunciato un attacco informatico alla propria applicazione per le emergenze. Il Cremlino, almeno per il momento, non ha indicato chi potrebbe esserci dietro l’operazione. Proprio questa coincidenza temporale rende difficile stabilire se si sia trattato di un’unica offensiva informatica oppure di due attacchi distinti, eventualmente riconducibili a gruppi di hacker rivali e legati ai rispettivi Paesi. Per ora, dunque, ogni ipotesi resta aperta.
Le speranze di pace
Curiosamente, questi attacchi informatici sono arrivati in concomitanza con la scadenza della tregua di Oleshky, la città ucraina nella regione di Kherson attualmente sotto il controllo russo e finita al centro di una grave emergenza umanitaria. Si è trattato della più lunga pausa nei combattimenti dall’inizio della guerra, sebbene limitata a un’area circoscritta e legata a un’operazione umanitaria.
Il cessate il fuoco, entrato in vigore il 27 ottobre e terminato il 1° novembre, aveva consentito di organizzare la consegna di aiuti e l’evacuazione dei civili. Secondo quanto riferito da fonti ucraine, Kiev avrebbe proposto alla controparte di prorogare la tregua, trovando però la contrarietà dell’amministrazione di Vladimir Putin.
Quel che è certo è che questa breve pausa nei combattimenti ha rappresentato un segnale positivo sul fronte della cooperazione umanitaria, riaccendendo, almeno in parte, le speranze di una possibile distensione. A sottolinearne l’importanza è stato il commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino, Dmytro Lubinets, secondo cui “il cessate il fuoco, in vigore dal 27 ottobre al 1° novembre, è terminato”. Lo stesso ha poi definito la tregua temporanea “un passo importante nei nostri sforzi umanitari congiunti” con la Russia, auspicando che questo meccanismo di collaborazione possa essere preservato e utilizzato anche in futuro per continuare ad aiutare la popolazione civile.