Ex Ilva, affonda il progetto del governo: niente cordata italiana

La cordata italiana guidata da Federacciai è pronta a ritirare la sua offerta per l'ex Ilva dopo la due diligence.

Ex Ilva, affonda il progetto del governo: niente cordata italiana

Le nubi sopra Taranto si fanno sempre più scure. Il futuro dell’ex Ilva è incerto e, quasi sicuramente, non sarà italiano. La cordata italiana che sembrava interessata a presentare un’offerta per l’acquisizione degli stabilimenti è infatti pronta a farsi indietro. Fonti vicine al dossier fanno sapere che Federacciai e la cordata industriale italiana avrebbero deciso di non presentare l’offerta per acquisire l’ex Ilva. Una decisione presa dopo una riunione delle scorse ore e che dovrebbe presto essere ufficializzata.

Il passo indietro è la conseguenza dei problemi emersi durante la due diligence degli ultimi due mesi. Ad agosto Federacciai aveva presentato la sua manifestazione d’interesse per gli stabilimenti, ma se la retromarcia venisse ufficializzata in campo resterebbe solo il gruppo indiano Jindal, che vorrebbe costruire una mini-Ilva senza ciclo integrale e con una netta riduzione degli occupati, più che dimezzati rispetto al numero attuale. Neanche Jindal, comunque, ha presentato un’offerta vincolante, ma di certo il ritiro della cordata italiana è una cattiva notizia per il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che sperava in una soluzione nazionale. Intanto ai sindacati è arrivata la convocazione del ministero del Lavoro per il 6 novembre, alle 10.30, per l’esame della richiesta di Cigs per un massimo di 8.622 lavoratori (che è stata comunicata il 17 ottobre dall’azienda.

Ex Ilva, un’altra grana per il governo

Per il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Mario Turco, “il possibile ritiro della cordata di Federacciai dall’acquisizione dell’ex Ilva rappresenterebbe l’ennesima conferma del fallimento della strategia industriale del governo Meloni. Dopo oltre tre anni di annunci, promesse e ingenti risorse pubbliche impiegate, siamo ancora senza una soluzione e senza un acquirente”. Turco sottolinea che questa notizia è in realtà ancora più allarmante di quel che sembra perché quindici imprese italiane interessate agli impianti dell’area a freddo “avrebbero riscontrato condizioni talmente critiche da considerare l’investimento insostenibile: un segnale allarmante sul deterioramento degli impianti, sul quale il governo deve fare chiarezza e rendicontare le risorse pubbliche impiegate”.

Per questa ragione l’esponente M5s chiede a Giorgia Meloni di riferire in Parlamento sul futuro dell’ex Ilva e a Urso di dimettersi assumendosi “la responsabilità politica della propria gestione”. Ma Urso, dal canto suo, non sembra preoccupato, tanto da sottolineare che l’acciaio in Italia “va bene e aumenta la produzione nel nostro Paese, malgrado la chiusura dell’ex Ilva”. Un problema marginale, insomma.