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Un Paese che affonda nell’auto con la targa personalizzata

Mentre il Paese è nel baratro, Giorgia Meloni annuncia che si potrà personalizzare la targa di auto e moto.

Un Paese che affonda nell’auto con la targa personalizzata

I numeri degli ultimi giorni raccontano un’Italia che rallenta. L’occupazione frena, il Pil ristagna, l’inflazione risale. La cassa integrazione esplode e le domande di disoccupazione crescono. In questa cornice, durante la conferenza stampa sulla legge di Bilancio è arrivato – come un fulmine a ciel sereno – l’annuncio di Giorgia Meloni: per gli italiani sarà possibile personalizzare le targhe di auto e moto (ma solo dal 2028). Una misura che può sembrare marginale, persino divertente, ma che assume un sapore quasi surreale se accostata a una Manovra che mette sul piatto appena 12 miliardi, al netto dei 14 miliardi derivanti dallo scostamento di bilancio per la clausola nazionale di salvaguardia europea, destinati ad armi ed energia.

Se l’obiettivo era spostare l’attenzione da una Finanziaria indubbiamente povera Meloni è riuscita nell’intento, anche a costo di incrinare quell’immagine di politica pragmatica che ha rappresentato uno dei suoi punti di forza. Da giorni non si parla d’altro e ai social è stato offerto un facile bersaglio per l’ironia. Il problema però è che nemmeno le più sofisticate armi di distrazione di massa possono cambiare i numeri. Vediamoli. Da quando Meloni è in carica, i poveri – assoluti più relativi – sono aumentati di 300mila unità: erano 13,8 milioni nel 2022 e nel 2025 hanno raggiunto quota 14,1 milioni. È cresciuto anche il lavoro “nero”, proprio quello che per anni la destra ha addebitato al Reddito di cittadinanza: gli irregolari erano 2,9 milioni nel 2022, nel 2024 sono saliti a 3,2 milioni.

Poi sono arrivati gli ultimi dati dell’Istat. Rispetto al secondo trimestre 2026, nel terzo l’occupazione è diminuita di 13mila unità; a settembre i dipendenti permanenti sono calati (-108mila) e quelli a termine aumentati (+101mila). Nello stesso trimestre il Pil è rimasto fermo. A ottobre l’inflazione ha raggiunto il livello più alto dall’agosto 2023 e a settembre la Cig è aumentata di quasi l’84% in un mese. Nei primi otto mesi del 2026 le domande complessive di disoccupazione arrivate all’Inps sono cresciute del 4,8% sullo stesso periodo del ’25. Sono tanti segnali diversi che raccontano la stessa storia: un’economia bloccata e un governo “schiavo” della propria narrazione trionfalistica, che rende impossibile correggere gli errori per non doverli ammettere. Ma la realtà è un giudice che non si lascia convincere dagli slogan e, prima o poi, presenta il conto.