Spiragli di pace tra Usa e Iran, crollano le quotazioni di petrolio e gas

Con la voce di un possibile negoziato tra Usa e Iran, crollano le quotazioni del petrolio e del gas e i mercati festeggiano.

Spiragli di pace tra Usa e Iran, crollano le quotazioni di petrolio e gas

Spiragli di pace, proprio subito prima delle elezioni di midterm, tra Usa e Iran. E spiragli anche per petrolio e gas: le quotazioni energetiche sono crollate ieri appena è stata paventata l’ipotesi di una trattativa per la fine della guerra nel Golfo e per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Agli annunci su una possibile svolta siamo ormai abituati, ma anche stavolta i mercati sembrano credere a questa ipotesi più dell’opinione pubblica.

Donald Trump vorrebbe una soluzione negoziale con l’Iran e Teheran si è detta disponibile a un accordo e alla riapertura di Hormuz in “due giorni” in caso di accoglimento di alcune richieste. Tanto basta per far crollare il petrolio, con il Brent che ha ceduto oltre il 10% a 105 dollari al barile e il Wti in calo del 6,8% a 97 dollari. Stesso discorso per il gas, che cede quasi il 10% a poco meno di 94 euro al megawattora. Il calo delle quotazioni dà fiato anche alle Borse, che riprendono coraggio. Così come Trump, che spera in una piccola tregua sui prezzi prima delle elezioni di midterm.

Spiragli di pace, crollano petrolio e gas ma la crisi energetica non è risolta

Certo, il problema della guerra è tutt’altro che risolto, anche perché lo stesso Trump non esclude l’opzione militare e anche Teheran fa lo stesso. Ci sono però speranze che arrivano sul fronte del petrolio. In primis, gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato che i flussi sono tornati in alcuni periodi sopra i livelli pre-guerra, come per esempio per la produzione di settembre. Anche l’Iraq ha aumentato le esportazioni e a questo si aggiunge la notizia dell’aumento dello scorso mese dell’export saudita. Resta, soprattutto in Europa, il problema gas, ancora altissimo sul Ttf di Amsterdam. In più gli stoccaggi in Ue sono sotto il 75%, oltre sette punti inferiori allo scorso anno nello stesso periodo. Va meglio all’Italia, dove le riserve superano il 91%, mentre in Germania non vanno oltre il 61,5%.