Battuto alle midterm, con Camera e Senato finiti ai democratici, Donald Trump ha veramente poco per cui gioire. Per consolarsi della batosta ha deciso di guardare oltre l’Atlantico, cioè a noi… Commentando i risultati elettorali, per sottolineare quanto stiano bene gli americani, ha detto a Fox News: “Se invece guardi all’Europa, sta morendo. Basta guardare cosa sta succedendo in Francia, in Italia e in tutti questi altri Paesi. Voglio dire, stanno attraversando un periodo terribile”. Poi la gufata: “Francamente potrebbero persino non sopravvivere”.
Una sentenza definitiva contro il Paese che Giorgia Meloni voleva ponte tra Washington e Bruxelles… Da porta degli Usa in Ue a testa di serie nell’elenco dei moribondi. Una diagnosi infausta pronunciata dal presidente che lei andò a trovare/omaggiare a Mar-a-Lago prima ancora dell’insediamento…
Giorgia sceglie la via del silenzio
Non sorprende quindi se la premier, ieri mattina all’Altare della Patria, ha scelto di non commentare una quisquilia come le elezioni-tsunami di midterm… “Di America parliamo in un altro momento. Adesso è la Festa delle Forze armate”, ha infatti risposto la ex-pontiera ai cronisti che le chiedevano delle elezioni, aggiungendo una stoccata: “Vedo che vi interessa molto la festa della Repubblica e delle Forze armate…”.
Il suo ministro della Difesa, Guido Crosetto, alla domanda se convenga ancora dirsi trumpiani, se l’è cavata con un “A me lo chiede?”. Il voto americano è una pessima notizia per chi, fino a pochi mesi fa, aveva fatto del filo diretto con la Casa Bianca il proprio biglietto da visita. Una verità che la meloniana Ylenja Lucaselli ribalta, leggendola come una lezione “innanzitutto per Trump”…
La pontiera senza ponte
In realtà quel filo si era già spezzato. Ad aprile Meloni era stata costretta a definire “inaccettabili” le parole di Trump contro Papa Leone XIV e lui aveva replicato al Corriere: “Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”. A giugno era invece scoppiata la storia della foto che lei avrebbe implorato al G7, smentita dalla premier con un “io e l’Italia non imploriamo mai”. A inizio ottobre Trump aveva definito i rapporti “molto buoni”. Un mese dopo l’Italia è tra i Paesi che rischiano di non farcela.
Intanto l’Italia resta fuori da tutti i tavoli che contano
Così l’ex pontiera si è ritrovata giù dal ponte. Una defenestrazione che però non ha riavvicinato l’Italia al Vecchio continente. Anzi. Ieri, alla Commissione europea, si è aperto il tavolo sull’Ucraina che dà seguito ai colloqui di Miami: Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Nato e Banca mondiale. E oggi tocca alla Nato, con Usa, Francia, Germania e Regno Unito. Italia non pervenuta in nessuno dei due elenchi, senza spiegazioni ufficiali e senza commenti del governo.
Salvate il soldato Tajani
A difendere il governo è rimasto Antonio Tajani. “Mai stati trumpiani. Neanche Meloni è una Maga, per carità. Siamo conservatori. Io? Sono berlusconiano”, ha detto al Messaggero.it. “Io non sono mai stato Maga e non lo sarò mai. Mai”. Quanto al voto: “Mi spiegate però che c’entra l’Ohio o il Texas con la Basilicata e il Molise?”.
Meloni “ha detto di no tante volte a Trump”, ricorda disperatamente il ministro degli Esteri, come a marzo, quando l’Italia ha negato Sigonella a due aerei americani. Ma a infrangere la retorica di Tajani basta il famoso cappellino rosso Maga, quello tenuto in mano il 19 febbraio 2026 a Washington in occasione della prima riunione del Board of Peace per Gaza. Quello che lo stesso Tajani, il 2 marzo in commissione al Senato, aveva raccontato di aver trovato sulla sedia perché “era un regalo”.
Le opposizioni ci sono andate a nozze. Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera, parla di una delle “cose più ridicole” dette da Tajani e di un cappellino con cui “mortificava tutto il nostro Paese”. Angelo Bonelli (Avs) ricorda che “esistono le foto” ed elenca i sì del governo a Trump su riarmo, big tech e clima: “La subalternità non si cancella con un’intervista: si misura con le scelte”. Elly Schlein promette di battere “queste destre” che “portano soltanto guerre, divisioni, recessione e carovita”.
E Ricciardi chiude con una provocazione: “Magari ora verranno a dirci che non hanno mai proposto il Nobel per la pace a Trump”. E anche qui bisogna dire a Tajani che ci sono le immagini del 23 gennaio, quando accanto a Merz, la premier diceva: “Spero che potremo dare il Nobel per la pace a Trump”…