Dopo la batosta alle midterm, Donald Trump ha la necessità di riaffermare la propria leadership. Ma con un Congresso controllato dai democratici, le sue opzioni in materia di politica interna sono limitate e per questo l’attenzione di tutti è concentrata sulle prossime mosse in politica estera dove, come noto, il presidente ha ampi poteri decisionali. Tutte ragioni per le quali si fanno sempre più insistenti le voci su una possibile ripresa delle ostilità contro l’Iran. Attacchi che potrebbero servire al presidente americano anche per lasciarsi alle spalle le critiche del suo vice presidente, J.D. Vance, che ha imputato la débâcle elettorale proprio alla guerra in Iran. Insomma, gli eventuali raid contro il regime guidato da Mojtaba Khamenei servirebbero al tycoon sia per distogliere l’attenzione dallo stallo politico sia per riaffermare la propria presa sul Grand Old Party.
Trump valuta la nuova escalation contro l’Iran
Al momento, è bene specificarlo, il leader di Washington non ha ancora preso una decisione su cosa fare. Tuttavia, nelle ultime ore qualcosa si sta smuovendo. Come riporta Axios, Trump giovedì ha incontrato, per la prima volta dopo le midterm, i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale per discutere delle opzioni disponibili contro Teheran. Stando a quanto scrive Barak Ravid di Axios, sul tavolo ci sono tre opzioni: lanciare nuovi attacchi, continuare a strangolare economicamente il regime di Teheran oppure raggiungere un accordo che includa significative concessioni agli iraniani.
A confermare come la situazione sia in evoluzione è lo stesso tycoon che ha detto che deciderà “a breve” cosa fare, aggiungendo che gli Usa vogliono “andare oltre” perché “limitarci a certificare l’accordo” non significherebbe automaticamente che “una cosa del genere non accadrà mai più”. Proprio per questo, manifestando scetticismo su una pace per via negoziale, ha poi detto di essere pronto a “distruggere il resto del Paese”, aggiungendo però: “Preferirei non farlo. Ma forse sarò costretto, lo saprete presto”.
Le minacce dei Pasdaran
Parole che sembrano chiudere la porta alle trattative, anche se, con l’imprevedibilità di Trump, non si può escludere che sia una tattica per aumentare la pressione su Khamenei. Il governo di Teheran, secondo Reuters, sarebbe rassegnato alla ripresa della guerra, ma, per evitarla, avrebbe inviato una proposta diplomatica a Washington che include anche specifiche rassicurazioni sul nucleare iraniano, pur pretendendo che vengano soddisfatte “le sette condizioni” sine qua non richieste da Teheran.
Un’iniziativa diplomatica che sembra destinata ad arenarsi davanti a istanze che la Casa Bianca, da mesi, respinge al mittente. Così, con la guerra che potrebbe riprendere da un momento all’altro, sale la tensione tra Washington e Teheran. Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha detto che, se l’Iran venisse attaccato, prenderebbe di mira tutte le risorse del “nemico americano, senza riguardo ad alcuna restrizione geografica”, citando apertamente la possibilità di colpire “l’Europa”. Ben più complicata appare la posizione degli Stati del Golfo. Il generale Ali Belali, infatti, ha detto che, se “qualsiasi Paese o forza” sosterrà gli Usa in modo attivo, allora “sarà considerato un bersaglio legittimo”.
Ma la strategia dei pasdaran non si limiterà più a rispondere colpo su colpo, mirando alle basi Usa in Medio Oriente, perché potrebbe mettere nel mirino i cavi sottomarini per le telecomunicazioni che passano nel Golfo. Se fino ad oggi queste sembravano semplici sparate, tanto più perché Trump aveva detto di aver annientato l’intera flotta marittima dei pasdaran, ora la faccenda sembra ben più seria. A lasciarlo intendere è il Financial Times, secondo cui almeno quattro navi, apparentemente legate all’Iran, hanno effettuato manovre anomale proprio in prossimità di tali cavi. Movimenti che alimentano i timori di possibili piani di sabotaggio e fanno capire ancor di più quanto sia alta la posta in gioco e quanto il conflitto rischi di riaprirsi da un momento all’altro, gettando ulteriormente nel caos il Medio Oriente e l’Europa intera.