In Serbia il dopo Vučić passa anche dagli schermi. Per anni l’Autorità di regolamentazione dei media elettronici, il Rem, ha guardato altrove. Ora, a meno di due settimane dalla vittoria della Lista studentesca, presenta il conto alle tv che hanno fatto da megafono al vecchio potere. Ieri il Consiglio dell’Autorità ha aperto procedimenti contro quattro emittenti nazionali: Informer, Kurir, B92 e K1.
Il caso più pesante è quello di Informer, la tv diretta da Dragan J. Vučićević, che le analisi di Crta e Krik indicano tra le fonti più manipolatorie del Paese. A suo carico ci sono 29 procedimenti: 26 per presunte violazioni del silenzio elettorale, due per dichiarazioni di ospiti, uno per contenuti elettorali mandati in onda senza dichiararli tali.
Kurir e K1 rispondono di un procedimento ciascuna per le parole dei loro ospiti. B92 di uno spot politico trasmesso dentro il telegiornale principale, prima della sigla di chiusura. I rappresentanti delle emittenti saranno ascoltati in una delle prossime sedute, poi si deciderà sulle sanzioni.
Il segnale era arrivato già mercoledì. All’unanimità, il Consiglio ha sospeso per sette giorni “Prve info”, il programma mattutino di Informer, la cui conduttrice aveva espresso le proprie posizioni politiche in piena campagna elettorale. Stessa sorte per la tv Prva: un giorno senza telegiornale e cinque senza programma del mattino. La legge consente stop da uno a 30 giorni e, come misura estrema, la revoca della licenza. Revoca che per Informer chiedono da tempo l’associazione dei giornalisti indipendenti Nuns e altre organizzazioni, denunciando violazioni che il Rem “finora non ha sanzionato”.
Dentro l’Autorità qualcosa si è mosso. A ottobre si è dimessa la direttrice Rajka Galin Ćertić, dopo uno scontro in diretta tra Vučićević e l’analista Svetlana Trajković. Al suo posto c’è un facente funzioni, in attesa di un concorso. E il Consiglio ha approvato la bozza di regolamento per nominare i nuovi consigli di amministrazione delle tv pubbliche Rts e Rtv. Proprio a Rts e al Rem, la Lista studentesca chiede di lavorare “in modo professionale e nel rispetto della legge”.
Il bot center dell’esercito
Sempre ieri si è aperto un altro fronte, quello dell’esercito. Novica Antić, ex presidente del Sindacato militare, accusa il generale Djuro Jovanić, capo del Servizio di sicurezza militare (Vba), di essere uno degli uomini più fedeli a Vučić.
Secondo Antić, Jovanić avrebbe organizzato dentro una struttura militare un “bot center” ancora attivo, da cui sarebbero stati intercettati giornalisti, studenti e oppositori, e avrebbe passato a Vučić informazioni riservate. Il ministero della Difesa nega tutto: la Vba non ha mai sorvegliato studenti, giornalisti o attivisti né interferito nella politica. E liquida Antić come un “sottufficiale degradato”. Il Parlamento deve ancora insediarsi, il governo va formato e a dicembre si vota per la presidenza. Intanto i conti col passato sono cominciati.