Appunti per il campo largo dal voto Usa di Midterm: l’estremismo Maga di Trump non si batte con l’appello al voto moderato, ma sfidandolo sul suo stesso terreno con idee nette e radicali. Una lezione della quale il fronte progressista italiano, ancora senza leader e senza programma, dovrebbe fare tesoro: contro la destra neoliberista, autoritaria e sedicente sovranista di Meloni & Co non si vince reclutando nella coalizione centri e centrini vari ma affrontandola colpo su colpo non solo su sanità, lavoro, salari, povertà, conflitto d’interessi, guerra e riarmo. Ma anche superando un tabù come la tassa patrimoniale sui grandi capitali che perfino tra i democratici americani comincia ad infrangersi.
Lezione Usa per il campo largo
Non è un caso che tra i volti simbolo delle Midterm americane spicchino tra gli altri, il seminarista presbiteriano James Talarico e il medico figlio di immigrati egiziani Abdul El-Sayed. Il primo ha riportato i dem alla vittoria in Texas dopo quasi 40 anni esortando gli elettori ad unirsi per opporsi allo strapotere dei miliardari e delle loro ingerenze nella politica. Il Davide che sconfigge i Golia, per citare le sue parole: ossia l’uomo più ricco e quello più potente del mondo insieme all’intero establishment di Washington”. Il secondo ha strappato un seggio al Senato inneggiando alla Sanità pubblica per tutti, ridotta di fatto dalle privatizzazioni selvagge delle destre mondiali da diritto universale a privilegio per censo.
Meno Renzi e più sinistra
Intanto in Italia, il fronte progressista discute di altro. A parte il Movimento 5 Stelle che ha già consultato la propria base e formulato le sue proposte, se pare ormai certo che il candidato premier si deciderà con le primarie, il programma latita ancora. In compenso, gli sherpa del Pd e gli opinionisti prêt-à-penser dei meglio salotti televisivi continuano a spingere il reclutamento di Renzi nella coalizione – e il salvataggio del suo micro-partito dall’estinzione – come fosse questione di vita o di morte. Eppure quell’uno-due percento di cui è accreditato l’ex rottamatore – soprattutto del governo Conte-2 – rischierebbe in realtà di sottrarre alla coalizione più consensi di quanti ne porterebbe in dote. Secondo un sondaggio Lab21 per La Notizia, pubblicato il 12 giugno scorso, infatti, il 51,6% degli intervistati considera Italia viva una “forza respingente”, capace di allontanare l’elettorato strutturato di sinistra e del Movimento 5 Stelle.
Così, invece di affondare il colpo sul governo grazie all’assist che arriva dagli Usa con la disfatta di Trump, da cui ora Meloni & C. cercano affannosamente di smarcarsi dopo averlo rincorso, dalla candidatura al Nobel proposta dalla premier alla penosa sfilata del suo vive Tajani al Board of Peace con il cappellino Maga in mano, l’opposizione rischia di perdersi nelle solite alchimie di palazzo che non fanno altro che allontanare gli elettori dalle urne. Ha ragione il politologo Revelli, che potrete leggere nell’intervista pubblicata oggi sul nostro giornale: “Una destra aggressiva e virulenta si contrasta solo con posizioni radicali, chiare, nette e un programma radicalmente opposto”. Non certo alleandosi con Renzi.