L'Editoriale

Ursula von der Floppen

Von der Leyen ha la soluzione in tasca contro la crisi energetica scatenata da Hormuz: la transizione verde che a suo tempo depotenziò

Ursula von der Floppen

Ursula von der Leyen tira le somme. “Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 127 miliardi di euro in più, senza una sola molecola di energia aggiuntiva”, ha detto, calcolatrice alla mano, la presidente della Commissione europea. Un danno, ça va sans dire,  a carico dei già tartassati contribuenti Ue di fronte al quale la fonatissima signora di Palazzo Berlaymont si guarda bene, nella sua analisi, dal toccare alcuni punti, per lei, a dir poco sconvenienti.

Ursula von der Floppen

Dopo aver accettato senza battere ciglio i dazi imposti da Trump all’Unione europea e aver confezionato 22 pacchetti di sanzioni alla Russia – che, visti gli effetti nefasti sul costo del gas, sarebbe più corretto definire auto-sanzioni – non è riuscita a vararne neppure mezzo contro Israele per lo sterminio dei palestinesi a Gaza. Una politica servile nei confronti dell’alleato-padrone americano neppure scalfita dalla scellerata guerra all’Iran, scatenata a quattro mani con il ricercato dalla Corte penale internazionale Netanyahu, sui cui effetti ora Ursula piange lacrime di coccodrillo. Per la verità in buona compagnia di Giorgia Meloni, quella del “non condivido e non condanno” all’epoca dei primi raid israelo-americani su Teheran, oggi alle prese con i blocchi stradali di autotrasportatori e agricoltori furibondi per il caro-carburanti causato dal blocco di Hormuz.

Ma niente paura. Sia pur omettendo le cause dell’esplosione dei costi energetici, l’ineffabile von der Leyen ha la soluzione in tasca: la transizione verde che, assicura, riguarda “da un lato la protezione del nostro clima ma, dall’altro, anche la competitività e l’indipendenza dell’Europa”. Quel Green Deal che non esitò a depotenziare, “amputandolo” (copyright Politico.eu), sull’altare del suo secondo mandato alla guida della Commissione Ue per assicurarsi il sostegno della variegata maggioranza di centrodestra, uscita alle ultime elezioni europee, che Manfred Weber, presidente del Ppe, ossia della stessa famiglia politica di Ursula, ha da allora utilizzato per prendere di mira la legislazione verde. Insomma, ancora una volta, si scrive von der Leyen, ma si legge von der Floppen.