L’ingresso di Matteo Renzi nel campo largo rischia di presentare il conto soprattutto al Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. E quel conto, rispetto a giugno, si fa più pesante. A fotografare il malumore è la seconda rilevazione nazionale realizzata dall’istituto demoscopico LAB21 per La Notizia, tra il 1° e il 6 novembre. Il dato più allarmante per i pentastellati è il 38,7% degli elettori che, davanti a un’alleanza stabile con Italia Viva, dichiara di voler riconsiderare il proprio voto. Erano il 35,1% nella prima indagine di giugno: in cinque mesi la quota è cresciuta di 3,6 punti.
Imbarcare Renzi costa caro. A pagare il prezzo più alto sono i 5Stelle
Il giudizio di Roberto Baldassari, direttore generale di LAB21 e docente di Strategie delle ricerche di mercato e di opinione all’Università degli Studi Roma Tre, è netto: la tendenza emersa all’inizio dell’estate “non solo si è consolidata, ma si è visibilmente ampliata”. Secondo il ricercatore, il possibile ingresso strutturale dei renziani è ormai passato da variabile tattica a fattore di criticità elettorale. Perché allargare la coalizione al centro non significa necessariamente sommare voti: può anche aprire una frattura fra gli alleati. I numeri generali vanno nella stessa direzione. Il 55,3% degli intervistati considera Italia Viva un fattore di sottrazione per il centrosinistra, contro il 51,6% di giugno. Soltanto il 22,1% la giudica un valore aggiunto, in calo dal 24,3%.
Alleanza indebolita
Sale, inoltre, dal 54,1% al 56,8% la quota di chi pensa che un ingresso formale di Renzi indebolirebbe la coesione dell’alleanza. E il 60,4% ritiene che candidare esponenti renziani nelle liste del Pd finirebbe per indebolire il partito, contro il 58,2% rilevato cinque mesi fa. Ma è nel bacino elettorale del M5S che la distanza appare più profonda. Il 64,8% dei suoi elettori vuole Renzi e Italia Viva fuori dalla coalizione; solo l’8,9% li accetterebbe come alleati a pieno titolo e il 19,7% preferirebbe accordi locali o sostegno esterno. La fiducia media nel leader di Italia Viva, su una scala da uno a dieci, si ferma a 1,9 fra i pentastellati, mentre quella in Conte raggiunge 7,6. Un divario che misura la difficoltà di far convivere nello stesso schieramento due riferimenti politici percepiti così diversamente.
Annacquare le battaglie
Il problema non riguarda soltanto i rapporti fra leader. Il 67,2% degli elettori M5S ritiene che la presenza di Renzi “annacqui le battaglie storiche” del Movimento: erano il 64,7% a giugno. E l’80,1% degli stessi intervistati antepone la coesione del centrosinistra all’allargamento verso il centro. Rispetto all’inizio dell’estate, il 41,2% dei pentastellati dichiara di essere diventato ancora più contrario all’ingresso di Renzi. Una resistenza che, anziché attenuarsi, sembra rafforzarsi. Resta tuttavia una distinzione importante: riconsiderare il voto non significa aver già deciso di abbandonare il M5S. Il 41,2% degli elettori pentastellati si dice contrariato ma continuerebbe a votare Movimento, mentre il 16,9% accetterebbe l’accordo per pragmatismo. E il 52,8%, posto di fronte alla scelta di fondo, considera prioritario battere il centrodestra, contro il 31,4% che preferirebbe perdere piuttosto che allearsi con Renzi. La contrarietà è forte, dunque, ma non coincide automaticamente con una rottura elettorale.
Squilibrio
C’è poi l’altra faccia della medaglia, quella che rende più evidente lo squilibrio segnalato da Baldassari. Se Italia Viva restasse esclusa, tra gli elettori di Pd, Avs, Italia Viva, Azione e +Europa soltanto il 9,1% dichiara che cambierebbe partito o si asterrebbe. Il 48,3% manterrebbe lo stesso voto con la stessa convinzione e il 21,6% voterebbe addirittura con maggiore convinzione. Sono platee e domande diverse, quindi le percentuali non possono essere trasformate in una previsione aritmetica sui voti.
Ma nella lettura di LAB21 il rischio dichiarato dall’elettorato M5S in caso di ingresso di Renzi è molto più ampio di quello registrato nell’area moderata in caso di esclusione. È su questo squilibrio che si concentra il commento conclusivo di Baldassari: “Se c’è un fattore Renzi 2 la vendetta la subirà probabilmente il Movimento 5 Stelle”. Per Conte e gli altri alleati il nodo non è soltanto quanto possa portare Italia Viva, ma quanto consenso rischi di allontanare. Una questione che, dopo la seconda rilevazione, diventa più difficile ignorare.
Nota metodologica. Realizzatore: Istituto demoscopico LAB21. Committente e acquirente: La Notizia Giornale. Universo: popolazione maggiorenne residente in Italia. Campione probabilistico, con estrazione casuale e ponderazione sociodemografica, stratificato per genere, età, ampiezza dei centri, professione e livello di istruzione. Metodo di rilevazione ibrido C.A.T.I./C.A.M.I./C.A.W.I. Periodo: 01 – 06 novembre 2026. Contatti totali 5.927; interviste valide e complete 1.402 (23,7%); non rispondenti/sostituzioni 4.525 (76,3%). Margine di errore ±3,0% al livello di confidenza del 95%. Percentuali calcolate al netto delle risposte Non sa / Non risponde / Senza opinione.