Alla fine è arrivato il passo indietro. Dopo una giornata di roventi polemiche Nuccio Altieri ha rinunciato alla candidatura alla presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione. “Pur possedendo i requisiti e le competenze necessari per ricoprire l’incarico, dopo essermi confrontato con il presidente Meloni e i vicepresidenti Salvini e Tajani, ho deciso, per ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale di ritirare la mia disponibilità”, ha spiegato l’ex deputato. Che si è detto “dispiaciuto per gli attacchi mediatici e le polemiche che hanno accompagnato questa scelta, nonostante il mio percorso professionale e l’esperienza maturata in importanti realtà istituzionali e industriali”.
Anac, passo indietro di Altieri
Risultato? “Porteremo un nome lunedì in Consiglio dei ministri”, ha archiviato il caso il vicepremier Matteo Salvini parlando con i giornalisti a margine della sua visita a Eicma a Milano Rho Fiera. “Mi spiace perché (Altieri, ndr) è una persona di assoluto livello e c’erano i requisiti. Apprezzo la sua sensibilità politica”. Canta vittoria, invece, l’opposizione. Che fin da subito aveva sollevato la questione dell’incompatibilità dell’ex deputato della Lega, richiamandosi all’art. 13 del decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009, in base al quale il presidente e i componenti dell’Autorità non possano essere scelti tra persone che rivestono cariche nei partiti politici o che le abbiano ricoperte nei tre anni precedenti la nomina. Oltre a non avere interessi di qualsiasi natura in conflitto con le funzioni dell’Autorità.
Anac, l’opposizione esulta
“Ce l’abbiamo fatta! Nonostante le resistenze, dopo le nostre pressioni abbiamo ottenuto il passo indietro di Altieri, che non andrà alla guida dell’Autorità anticorruzione – ha esultato il presidente M5S, Giuseppe Conte, in un post su Facebook –. Ai vertici di un’autorità che controlla la politica e che in passato è stata sempre guidata da giuristi indipendenti non può andare un uomo di fiducia di un partito, ma una persona di notoria indipendenza e che non abbia nessun vincolo di partito. Invece di occuparsi delle emergenze dei cittadini si occupano sempre delle loro, di emergenze. Questa maggioranza non ha tratto nessuna lezione dalla batosta referendaria”.
Ed ha avvertito l’esecutivo: “Invitiamo il governo a mettere il naso fuori dal circoletto di cognati, sorelle, amichetti di partito – ha concluso Conte –: scoprirà un mondo di persone serie e autorevoli fra cui poter scegliere chi possa guidare un’autorità del genere, con le competenze richieste e l’indipendenza necessaria a garanzia di un efficace contrasto alla corruzione. In quel caso, e solo in quel caso, ci sarà la nostra approvazione quando la nomina sarà sottoposta al voto delle commissioni parlamentari”.