di Carmine Gazzanni
Era reggente di una delle cosche piรน efferate della โndrangheta, poi ha deciso di passare dalla parte della giustizia. Conosceva i pericoli di una scelta cosรฌ rischiosa, ma certamente non si aspettava di essere abbandonato dallo Stato. O, meglio, di diventarne suo prigioniero. ร questa lโassurda realtร che vive ormai da anni Luigi Bonaventura, per anni a capo della cosca crotonese dei Vrenna-Bonaventura.
La storia di Luigi
Secondo il racconto che il pentito fa direttamente a La Notizia, รจ il 2001 quando viene proclamato reggente. Sei anni dopo, perรฒ, Bonaventura decide di pentirsi: comincia a parlare, a denunciare, a fare nomi. Arriva a collaborare con ben 11 Procure distrettuali e con la stessa Direzione Nazionale Antimafia, rilevando particolare e legami prima sconosciuti. Un rischio enorme, tanto che gli viene assegnato il programma di protezione di livello IV, il piรน alto.
Ecco, perรฒ, che qualcosa incredibilmente si rompe. ร tutto riportato in una lettera del 26 aprile 2013 inviata dal legale del pentito a Viminale, Presidenze del Consiglio e Dna, che La Notizia ha potuto visionare. Nel documento si ricostruisce lโultimo soggiorno di Bonaventura, a Termoli: โil collaboratore – si legge – ha ricevuto, solo dopo diversi mesi dal suo arrivo [โฆ] un documento personale con il limite di utilizzo nella sola regione Molise, contrariamente a quanto previsto dalla legge, che non ha consentito una concreta possibilitร di inserimento socio-lavorativoโ. Stando alla denuncia di Bonaventura non sarebbe stato garantito nemmeno il giusto grado di anonimato e mimetizzazione, dato che i contratti di locazione venivano stipulati direttamente da personale del Nop. Stesso inspiegabile atteggiamento รจ stato tenuto anche per la scelta della scuola per i due figli di Bonaventura e per la scelta del medico di famiglia. Insomma, tutti sapevano chi fosse Bonaventura e perchรฉ mai un calabrese si trovasse in Molise. E, soprattutto, lo sapevano anche gli โexโ amici: in quello stesso periodo risiedevano a Termoli anche due โfalsiโ pentiti, Eugenio e Felice Ferrazzo, a cui รจ stato sequestrato (luglio 2011) un arsenale di armi insieme ad una lettera in cui, appunto, si parlava espressamente della necessitร di uccidere i Bonaventura.
Meglio in cella
Una situazione assurda, dunque, che ha spinto il pentito a chiedere addirittura di uscire dal programma di protezione. Come dire: se tu Stato non riesci a tutelarci, ci pensiamo da noi. Peccato perรฒ che nessuno dal ministero abbia mai risposto o accolto la richiesta del pentito. Insomma, non solo non viene garantita tutela ma nemmeno, se si volesse, pare sia possibile farne a meno. Una vera e propria โprigione di Statoโ, tanto che Bonaventura decide addirittura di ricorrere al Tar che sulla questione ancora deve pronunciarsi. Arriviamo cosรฌ al 26 aprile, data della lettera inviata dal legale del pentito. Ma anche per questa, ad oggi, nessuna risposta.
Nel silenzio assoluto delle istituzioni Bonaventura continua a collaborare con le Procure, ma la situazione non รจ cambiata di una virgola. Ad oggi il nucleo familiare รจ stato spostato in altra localitร segreta, ma, dice Bonaventura, โallo stato attuale sono senza protezione. Non mi รจ stato ancora assegnato alcun referente territoriale. Non possiamo nemmeno andare in ospedale perchรฉ siamo sprovvisti di cartelle cliniche e tessere sanitarieโ. Non solo: โmi hanno assegnato ad una localitร dove vivono pentiti ritenuti inattendibili che prima erano sotto di me. Qui rischiamo la vitaโ. La lotta continua. Contro la โndrangheta. E contro lโabbandono dello Stato.