A destra botte da Urbe. Berlusconi mette il suo nome in lista. Il Cav vuole il comando, ma la Lega non intende piegarsi

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Il giorno dopo il passo indietro di  Guido Bertolaso,  ma sarebbe meglio definirlo un passo di lato dato che l’ex capo della Protezione Civile è pronto a dare una mano ad Alfio Marchini,  il centrodestra è ancora in  preda alle convulsioni.  Da una parte c’è Silvio Berlusconi  che, di fatto, ha lanciato  un’Opa su tutto lo schieramento romano, sotto forma di un invito (ma suona semmai come un ultimatum) ai riottosi Salvini e Meloni affinché si allineino e convergano su Alfio.  “Se dovesse prevalere la ragione secondo me è ancora possibile l’unità del centrodestra”, ribadisce il Cavaliere, “e tutti, Salvini e Meloni, non dovrebbero far altro  che  convergere su Marchini al ballottaggio”. Dunque l’ex presidente del Consiglio ha deciso di rimettersi al centro della partita, nella convinzione che l’area dei moderati resta ancora il suo elettorato ri riferimento, soprattutto a Roma, dove lo sfaldamento del centrodestra sia difficilmente ricomponibile.   Ma anche per quanto riguarda il livello nazionale l’uomo di Arcore  prova a spostare l’asse del ragionamento. “La ragione va in questa direzione: se Lega e FdI non ritornassero a far parte del centrodestra si isolerebbero ma sarebbero totalmente ininfluenti e la sinistra vincerebbe ancora”. Il discorso, mascherato da un tono quasi di bonomia,  in realtà è terribilmente brutale: i due giovani turchi dello schieramento sono con le spalle al muro, almeno nelle intenzioni del leader. Uno dei due, però, ostenta sicurezza. “Berlusconi dice tante cose… io sono tifoso milanista e questa estate mi aveva detto che eravamo uno squadrone e che saremmo stati competitivi per lo scudetto. Ora si vede che disastro è il Milano, quindi…”. Quindi, si evince dalle parole di Matteo Salvini, le cose restano come prima:  la Lega non ha nessuna intenzione di farsi piegare. Tanto che il segretario del Carroccio scioglie la lingua e da corpo a quel ragionamento che in molti fanno solo nei salotti milanesi e romani: “Il tempo passa per tutti e non puoi raccontare le stesse cose per vent’anni”.  Resta il fatto, però, che la partita,soprattutto nella Capitale, non è per niente chiusa con il “goal” messo a segno dal  vecchio attaccante. In fondo Berlusconi ha dato l’impressione di essere un po’ come Totti, sul viale del tramonto ma con l’ultimo miglio ancora da compiere. Il problema, semmai, è che sono saltati tutti gli schemi di gioco.  Non a caso il movimento azzurro si presenterà alle prossime elezioni di Roma con il nome di Berlusconi nel simbolo.  Sopra il nome del leader azzurro ci sarà la scritta Forza Italia. Dopo l’ufficializzazione, il simbolo è stato “lanciato” anche  sui social, ad esempio su twitter dall’account ufficiale di Forza Italia giovani della Capitale. Un altro “segno” di quanto sia ormai insanabile la frattura nel centrodestra fra le anime che una volta convivevano sotto la stessa ragione sociale.  “Io mi sono candidata per amore e l’ho fatto in gravidanza. Ho fatto un milione di appelli per l’unità”, dice la Meloni replicando a Berlusconi, “ prima mi hanno insultato dicendo stai a casa con quella panza ma dove vai e poi favorendo la sinistra. Ci vediamo alle urne e poi riparleremo”. Perché “l’operazione di Berlusconi serve a favorire Giachetti”, giura la leader di Fratelli d’Italia. Come sempre saranno le urne a dire chi ha ragione.  Soprattutto a Roma dove finisce un’epoca e ne inizia un’altra..

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di Gaetano Pedullà

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