Decreto flussi e caporalato, tredicimila euro per una vita da schiavi: l’inchiesta di Potenza sulla tratta dei braccianti

Dodici misure cautelari della Dda di Potenza per la tratta dei braccianti indiani: il canale legale dell'immigrazione è il ricatto

Decreto flussi e caporalato, tredicimila euro per una vita da schiavi: l’inchiesta di Potenza sulla tratta dei braccianti

Tredicimila euro, versati prima ancora di salire su un aereo. È il prezzo che una famiglia del Punjab pagava per spedire un figlio a raccogliere ortaggi in Basilicata, e l’inizio del debito che lo avrebbe tenuto in catene. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, sfociata il 18 maggio 2026 in dodici misure cautelari, racconta esattamente questo: una rete criminale transnazionale che usava il decreto flussi, lo strumento con cui lo Stato programma l’immigrazione legale, come canale per la tratta di esseri umani. Il procuratore Camillo Falvo l’ha definita «moderna schiavitù».

I numeri li ha forniti lui in conferenza stampa. Sette arresti, due in carcere e cinque ai domiciliari, più cinque misure tra obbligo e divieto di dimora, nelle province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco. Gli indagati, italiani e cittadini indiani, rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo. Il sistema partiva dall’India: intermediari reclutavano giovani in difficoltà economica promettendo un ingresso regolare come braccianti. Per il visto le famiglie versavano tra 8.500 e 13mila euro, spesso indebitandosi. Quel debito era il primo anello del ricatto. Le aziende compiacenti, secondo l’accusa, incassavano tra 3.500 e 4mila euro a pratica, coordinando i tempi d’ingresso con la stagione della raccolta. Una volta in Italia, turni oltre le dodici ore, paghe irrisorie, alloggi fatiscenti. L’inchiesta è nata nel 2023 da un’ispezione a Grumento Nova.

Decreto flussi: lo strumento piegato

Un punto va detto con chiarezza: il decreto flussi è un’invenzione dello Stato, non della criminalità. La criminalità ci si è infilata dentro. Il 30 giugno 2025 il governo Meloni ha approvato il Dpcm che programma 497.550 ingressi per lavoro nel triennio 2026-2028. Sommato al piano precedente, da 450mila ingressi, fa quasi un milione di posti autorizzati sulla carta dall’esecutivo che ha costruito la campagna elettorale sul blocco degli sbarchi. Il comparto agricolo assorbe la fetta più grossa: circa 330mila ingressi in tre anni. Sulla carta, appunto. I numeri della campagna Ero Straniero raccontano il resto: nel 2023 solo il 13 per cento delle quote assegnate è diventato un permesso di soggiorno regolare, nel 2024 la percentuale è crollata al 7,8. Gli altri restano sospesi. Arrivano con un visto regolare, scoprono che l’azienda che ha presentato la domanda non li assume, e diventano clandestini in un Paese dove sono entrati legalmente. È in quel limbo che il caporalato pesca.

La promessa mai mantenuta

C’è una data che pesa: 19 giugno 2024, il giorno in cui a Latina muore dissanguato Satnam Singh, bracciante indiano di 31 anni, abbandonato dal datore di lavoro davanti casa con il braccio amputato in una cassetta della frutta. Sull’onda di quella morte il governo promise tolleranza zero. Tre giorni di blitz, qualche annuncio nel decreto Agricoltura. Poi il silenzio. La Flai-Cgil denuncia da anni gli stessi numeri: circa 200mila irregolari in agricoltura, 405 aree di caporalato diffuso censite dall’Osservatorio Placido Rizzotto, più della metà al Nord. Gli arresti del 18 maggio toccano Piacenza e Lecco, la Pianura Padana dell’agroindustria. La legge 199 del 2016 punisce lo sfruttamento a fatti compiuti, e finora non ha spaventato nessun imprenditore: una condanna si patteggia. I segretari di Cgil Basilicata e Flai, Fernando Mega e Vincenzo Pellegrino, lo dicono così: il decreto flussi “si basa sull’incrocio tra domanda e offerta di lavoro a distanza”. A distanza. Tra chi firma un nulla osta in un ufficio italiano e chi si indebita in Punjab. In quello spazio vuoto prospera chi vende visti a tredicimila euro. La rete di Potenza è stata smantellata. Il canale resta aperto, con altri 330mila ingressi già autorizzati fino al 2028.