Addio austerity e lotta ai privilegi. Il cambiamento fa rotta sull’Europa. La sfida in dieci punti di Di Maio per scalare Bruxelles

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Fatte le liste, ecco il programma. I Cinque Stelle tirano la volata finale verso le Europee del 26 maggio e lanciano la sfida all’establishment del vecchio continente. Una sfida sui contenuti: dalla famiglia al ceto medio, dal salario minimo europeo all’ambiente e alla green economy. Ma non è tutto. “Vogliamo introdurre la redistribuzione obbligatoria dei migranti, perché il fenomeno migratorio deve essere affrontato a livello europeo”, ribadisce il leader politico del M5S, Luigi Di Maio. “La difesa del Made In Italy, delle nostre eccellenze e la lotta alla contraffazione erano e restano battaglie prioritarie – insiste in un post sul Blog delle Stelle -. Vogliamo porre fine alle politiche di austerity e vogliamo più investimenti a cominciare dal Sud Italia, per creare uno sviluppo reale; vogliamo tagliare i costi inutili, perché la doppia sede di Strasburgo del Parlamento europeo rappresenta un autentico monumento agli sprechi”.

L’appello, per tutti, è a non fermarsi ora. A non rinunciare alla battaglia per il cambiamento. “Il Movimento 5 Stelle, con la sua azione di Governo, mette al centro il benessere e le esigenze di ogni singolo cittadino – ricorda il vicepremier -. E per farlo rifiuta i finanziamenti dalle lobby, allo scopo di essere libero da ricatti elettorali, puntando esclusivamente sulle donazioni dei suoi sostenitori”. Ma quali sono nel dettaglio i dieci punti del programma? “Salario minimo europeo per tutti i lavoratori”. Congiuntamente allo stop alle delocalizzazioni: “La manodopera deve avere lo stesso costo in tutta l’Unione europea”. Insomma basta dumping salariale e concorrenza sleale. Secondo: “Investimenti per la crescita e la piena occupazione: stop all’Austerity!”.

Il lavoro è la vera priorità dell’Italia e dell’Europa. E tutti gli organismi europei devono impegnarsi per questo obiettivo e investire miliardi. Basta con l’austerità che, negli ultimi dieci anni, ha prodotto solo più tasse, disoccupazione e povertà. “Misure di sostegno economico alle famiglie e al ceto medio”. L’Italia ha diritto allo stesso Welfare esistente in altri Paesi Ue. Poi c’è la tutela dell’ambiente. “Incentivi alle imprese per inquinare meno”. L’obiettivo è “diminuire l’inquinamento” per tutelare la salute dei cittadini. Come? Abbandonando gradualmente le fonti fossili, stoppando trivelle e fondi europei per inceneritori e discariche verso un’Europa plastic free. Capitolo immigrazione: la parola d’ordine resta redistribuzione e rimpatri. Perché “i confini dell’Italia sono i confini dell’Europa”.

E non finisce qui. “Lotta alla grande evasione in Europa: meno tasse agli italiani”. Il messaggio è chiaro: chi lavora in Italia deve pagare le tasse in Italia: basta con i paradisi fiscali e la concorrenza sleale delle grandi multinazionali. Insomma, stop ai capitali ma anche ai cervelli in fuga: “Facciamo rientrare in Italia i nostri giovani fuggiti all’estero”. Con più investimenti europei su istruzione, ricerca e per le start up innovative. “Tutela del Made in Italy”, introducendo il “divieto di Ogm e di pesticidi nocivi per salute e ambiente” e difendendo “i marchi storici” dalle contraffazioni e dalle delocalizzazioni selvagge. “Taglio stipendi e privilegi dei commissari e dei parlamentari europei”. E una sfoltita alle spese inutili, a cominciare dalla doppia sede del Parlamento a Strasburgo. “Investimenti per l’istruzione, la sanità, le infrastrutture e la sicurezza del territorio fuori dai vincoli di bilancio dell’Unione europea”. Il cambiamento passa dalla flessibilità e disponibilità negli investimenti per lo sviluppo.