Si conclude oggi, 30 settembre 2026, la missione militare degli Stati Uniti in Iraq. La presenza americana nel Paese, iniziata con l’invasione del 2003, era stata interrotta dal ritiro del 2011 e ripresa nel 2014, quando Washington tornò a intervenire nell’ambito della lotta contro lo Stato islamico (Isis). Oggi, invece, si conclude formalmente l’Operazione Inherent Resolve in Iraq, la missione della coalizione internazionale contro l’Isis.
Come comunicato dal capo portavoce del Pentagono, Sean Parnell, “oggi, gli Stati Uniti e i nostri partner di coalizione hanno formalmente concluso l’Operazione Inherent Resolve in Iraq, in linea con la dichiarazione congiunta Usa-Iraq di settembre 2024 e gli interessi nazionali statunitensi”, precisando che le forze della Coalizione hanno lasciato la base aerea di Erbil.
“Non pensiamo di avere più bisogno dei militari lì“, aveva spiegato lo scorso luglio il presidente Donald Trump, ricevendo alla Casa Bianca il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi. Washington aveva mantenuto negli ultimi anni circa 2.500 soldati in Iraq, rispetto agli oltre 170.000 presenti nel 2007, al culmine della guerra.
Gli Usa ritirano le truppe dall’Iraq
Il ritiro completa l’accordo raggiunto nel settembre 2024 dall’amministrazione di Joe Biden con il precedente governo iracheno. Il piano prevedeva una transizione in due fasi: la conclusione della missione della coalizione nel territorio federale iracheno e, successivamente, il mantenimento fino al settembre 2026 di una presenza nel nord dell’Iraq per sostenere le operazioni contro l’Isis nella vicina Siria.
Stando alle informazioni disponibili, gran parte delle ultime centinaia di militari americani viene ridislocata in Giordania e in altri Paesi della regione, da dove Washington continuerà a mantenere capacità di intelligence, sorveglianza e intervento contro l’Isis. La conclusione della missione in Iraq, dunque, non significa la scomparsa di ogni presenza o capacità militare americana nella regione.
Il futuro incerto dell’Iraq
Quel che è certo è che a Baghdad la giornata odierna ha soprattutto un forte significato politico. Il governo iracheno presenta infatti il ritiro della coalizione come un passaggio verso la piena assunzione della responsabilità della sicurezza nazionale da parte delle forze irachene. Il primo ottobre è stato indicato dalle autorità come l’inizio di una nuova fase per il Paese, dopo la conclusione della missione militare internazionale.
Ma la fine della missione lascia aperte diverse incognite. Tra queste c’è la presenza nel Paese di potenti fazioni armate sciite, molte delle quali vicine all’Iran, che rappresentano una delle principali questioni di sicurezza e sovranità per Baghdad. Il governo iracheno dovrà inoltre continuare a contrastare le cellule dell’Isis, che non controllano più territori come nel 2014 ma restano attive soprattutto attraverso una presenza clandestina. Reuters segnala proprio il timore che il ritiro possa ridurre alcune delle capacità di intelligence e sorveglianza utilizzate contro il gruppo jihadista.