Via i brevetti ad AstraZeneca per produrre un vaccino europeo. Parla l’europarlamentare M5s Adinolfi: “È un bene comune”

Isabella Adinolfi
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“L’Unione europea era partita bene perché aveva coordinato gli acquisti dei vaccini e la stesura dei contratti con le case farmaceutiche per conto di tutti gli Stati membri. Così facendo ha
evitato una pericolosa guerra tutta europea sui vaccini in cui avrebbe regnato la legge del più forte: una sorta di anarchia che avrebbe penalizzato in particolare i Paesi più piccoli e più poveri, penso alla Grecia. Poi però qualcosa non ha funzionato”. È questa la lettura chiaroscurale dell’europarlamentare del Movimento cinque stelle, Isabella Adinolfi sulla campagna vaccinale finora intrapresa in Europa.

Un inizio convincente, dunque, ma qualcosa poi non ha funzionato tra i ritardi e le inadempienze delle case farmaceutiche, le esportazioni beffa e le dosi nascoste nei magazzini di AstraZeneca. Per la Adinolfi, tuttavia, c’è ancora margine per rendere la campagna un successo comunitario. Nulla è perduto, dice Adinolfi, anzi bisogna adesso ripartire “dalla consapevolezza che i vaccini sono un bene comune e non un affare per pochi”.

Partiamo da principio: cosa non ha funzionato nei meccanismi europei della campagna vaccinale?
Il meccanismo si è inceppato e lo dimostrano i fatti: AstraZeneca ha consegnato appena un quarto delle dosi negoziate mettendo in crisi la campagna vaccinale europea proprio mentre siamo alle prese con la terza ondata.

Sulle dosi nascoste di AstraZeneca cosa crede ora bisognerebbe fare?
Questa è una triste vicenda che va chiarita. Le giustificazioni di AstraZeneca non mi convincono.

Perché?
In Belgio ha sede il suo centro internazionale di smistamento. Dove erano dirette 13 milioni di dosi che si trovavano ad Anagni e destinate ad uscire dall’UE? L’Unione europea è stata finora
molto generosa: a fronte di 380 richieste di esportazione autorizzate verso 33 destinazioni diverse, appena una è stato negata, proprio dall’Italia e tutto questo mentre Usa e Gran Bretagna
applicano rigorosi blocchi alle esportazioni. Il Regno Unito ha somministrato 31 milioni di dosi e di queste ben il 67% sono state prodotte in Europa. Noi chiediamo che lo stesso avvenga con
i vaccini prodotti negli stabilimenti di AstraZeneca a Oxford, Wrexham e Keele in Inghilterra. Non possiamo che condividere dunque le nuove regole sul blocco dell’export proposte dalla Commissione: ci vuole reciprocità e proporzionalità nei flussi con gli altri partner europei, altrimenti rischiamo una beffa.

Da dove bisogna ripartire per imprimere una svolta alla campagna vaccinale, onorevole Adinolfi?
Dalla consapevolezza che i vaccini sono un bene comune e non un affare per pochi. Le case farmaceutiche hanno degli obblighi verso la collettività prima ancora che verso i loro azionisti.

Ogni riferimento è puramente casuale…
Se AstraZeneca produce solo in uno stabilimento su cinque e quindi non è in grado di garantire una adeguata produzione, io mi chiedo cosa aspettiamo a sospendere le licenze e avviare una
produzione europea autonoma e puntuale in modo da poter garantire a tutti i vaccini?

C’è chi parla della possibilità di vaccinare tutti entro l’estate. Crede sia ancora un orizzonte raggiungibile?
Gli ultimi dati sui tassi di vaccinazione dicono che entro fine giugno dovrebbero essere vaccinati il 55% degli italiani. Io lo spero, ma mi preoccupano i ritardi. Secondo il Movimento la svolta
passa per la sospensione temporanea dei brevetti.

La proposta del Movimento ha trovato sponde nel Parlamento europeo?
Sì. Lo scorso 11 marzo in plenaria era stato approvato un emendamento che era un chiaro segnale nella direzione della sospensione dei brevetti, così come chiede il Movimento 5 Stelle da settimane. Inoltre, rispondendo a una nostra domanda Sandra Gallina, Direttore generale per la salute e la sicurezza alimentare e negoziatrice europea per i vaccini anti-Covid in Europa, ha definito la sospensione dei brevetti una buona idea.

Cosa si potrebbe ottenere con la strada indicata dal Movimento cinque stelle?
Con la sospensione dei brevetti potremmo avviare una produzione europea che oggi manca e dimostrare con i fatti che la salute dei cittadini viene prima degli interessi delle case  farmaceutiche.

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