Aeroporto chiuso agli afghani. Kabul diventa una trappola. L’imbarco è consentito solo agli occidentali. Il direttore della Cia tratta in segreto con Baradar

Kabul Burns
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Da una parte c’è l’Onu che denuncia che i talebani in Afghanistan stanno commettendo “esecuzioni sommarie di civili e soldati afghani”. Dall’altra i talebani che negano qualsiasi sopruso e violenza. L’alto commissario dell’Onu per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, non è entrata del dettaglio ma ha chiesto al Consiglio Onu sui Diritti Umani di creare al più presto un meccanismo per monitorare da vicino le azioni dei talebani.

“Non inseguiamo nessuno, non diamo la caccia a nessuno, non ci sono stati incidenti in nessuna parte del Paese, non abbiamo nessuna lista. Noi vogliamo portare pace e sicurezza nel nostro Paese”, ribatte in conferenza stampa il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid. Che a poche ore dall’inizio del G7 avverte: non estenderemo la deadline per l’evacuazione degli occidentali oltre il 31 agosto.

NESSUNA DEROGA. “Non c’è stato alcun cambiamento sulla scadenza della missione in Afghanistan. Crediamo che la data del 31 agosto possa essere rispettata”: replica il portavoce del Pentagono John Kirby. I talebani mandano un messaggio preciso a quanti si stanno adoperando per favorire la fuga dei civili afghani. Mujahid sostiene che non sarà più permesso ai cittadini afghani di raggiungere l’aeroporto di Kabul: “Abbiamo chiesto agli americani di non incoraggiare gli afghani a andarsene. Abbiamo bisogno delle loro competenze”.

L’Emirato islamico, secondo i talebani, sta cercando di controllare la situazione all’aeroporto di Kabul che continua a rimanere caotica. La strada verso l’aeroporto è stata chiusa, l’accesso è consentito solo agli stranieri. “Abbiamo impedito ai cittadini afghani di recarsi lì perché c’è pericolo di perdere la vita a causa della calca, e gli americani stanno facendo qualcosa di diverso, quando c’è la calca sparano, e la gente muore”, ha insistito Mujahid.

E se l’Onu ha rivolto un appello ai talebani affinché rispettino diritti e libertà delle donne e delle bambine afghane, definendole una “linea rossa”, i talebani rispondono che, al momento, alle donne non viene consentito di andare a lavorare per “motivi di sicurezza” ma questo non significa che abbiano perso il lavoro o che i loro salari non vengano erogati.

DIRITTI NEGATI. Quella di “tenere le donne a casa”, spiega il portavoce, è una decisione temporanea perché “le forze di sicurezza al momento non sono operative e non sono addestrate nell’affrontare nel parlare con le donne”. Ma queste sono rassicurazioni che convincono pochi. A tal proposito i leader del G7 hanno dichiarato che i talebani “saranno ritenuti responsabili delle loro azioni” sul terrorismo e sui diritti umani, “in particolare quelli delle donne”.

Al termine della riunione straordinaria sull’Afghanistan, il Consiglio Onu per i diritti umani ha adottato una risoluzione che si limita a chiedere a Bachelet di presentare rapporti sulla situazione nel Paese alle prossime sessioni. Un documento criticato per la sua debolezza dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani e da diversi paesi. Perché nonostante le parole, nelle decisioni dei talebani non si riescono a scorgere cambiamenti rispetto al passato. A partire dal divieto per gli afghani di recarsi all’aeroporto per lasciare Kabul.

LA RESISTENZA. Intanto, mentre prosegue il dialogo per un governo inclusivo, continua lo stallo nella provincia del Panshir, dove si concentra la resistenza anti-islamisti guidata da Ahmad Massoud. “Un piccolo problema”, lo ha liquidato Mujahid, che ha ribadito che i talebani non vogliono “nessun tipo di guerra o battaglia in Afghanistan. Noi cerchiamo di parlare alla popolazione del Panshir, cerchiamo di incontrarli e risolvere il problema”. E l’appello è a “tornare a Kabul e convivere con noi”. Da segnalare infine un’indiscresione del Washington Post, secondo cui il direttore della Cia, William Burns (nella foto), ha incontrato segretamente a Kabul lunedì il leader dei talebani Abdul Ghani Baradar.

Né il Wp né la Cia hanno riferito il contenuto delle discussioni ma è probabile che abbiano riguardato il possibile slittamento del termine delle evacuazioni dall’aeroporto di Kabul. Slittamento negato però il giorno dopo, come abbiamo riportato, dagli stessi vertici talebani, con tanto di diffida ad imbarcare gli afghani “esperti”. Tanto che anche ieri gli Usa hanno continuato ad accelerare le evacuazioni in maniera massiccia.