I militari italiani via dall’Afghanistan dopo vent’anni. Di Maio riesce dove gli altri non hanno osato

di maio afghanistan ritiro truppe italia 1
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Venti anni. Ecco quanto durerà la “guerra al terrore” inaugurata dagli Stati Uniti e proseguita con il supporto della coalizione Nato in Afghanistan. Dal 1 maggio ed entro la data simbolo dell’11 settembre, a due decenni esatti dall’attentato di al-Qaeda al World Trade Center di New York e al Pentagono, le truppe dell’alleanza lasceranno il Paese. Dove sono ancora in corso i colloqui di pace tra il governo di Kabul e i Taliban.

I militari italiani via dall’Afghanistan dopo vent’anni. Di Maio riesce dove gli altri non hanno osato

“È ora di porre fine a questa lunga guerra”, ha dichiarato Joe Biden che stasera darà l’annuncio dell’accordo trovato tra i Paesi del Patto Atlantico impegnati militarmente nel Paese. Tra questi anche l’Italia che con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dichiara: “Abbiamo condiviso la posizione Usa. Si va verso una decisione epocale per la Nato, una decisione che prenderemo insieme ai nostri alleati e che riguarderà la presenza delle truppe dell’alleanza in Afghanistan”. Una decisione che segna evidentemente un punto di svolta dopo anni e anni di promessa.

Forse qualcuno ricorderà: il 2015 doveva essere l’ultimo anno dei militari italiani in Afghanistan. Poi, però, si decise di rinnovare l’impegno del nostro Paese. Al tempo a Palazzo Chigi sedeva Matteo Renzi. “Vi chiediamo uno sforzo in più – disse in quel caso l’allora premier confermando la decisione di prolungare la missione del contingente italiano e direttamente parlando ai militari – Restare ancora qualche mese in Afghanistan perché la fase finale è la più difficile e abbiamo bisogno di non disperdere il lavoro fatto e il sangue versato. Abbiamo il dovere di concludere una transizione per la libertà e pace del Paese”.

Via le truppe da Kabul: una svolta rivoluzionaria dopo anni di guerra

Una missione necessaria perché “la stabilità internazionale è connessa indissolubilmente a quella interna”. E non si può “pensare che la nostra sicurezza sia solo dentro i confini”. Alla fine sono passati ben più di qualche mese, essendo arrivati al 2021. Ovviamente la responsabilità non è di Renzi (ci mancherebbe) ma di una missione che si è evidentemente prolungata oltremodo e senza una giustificazione plausibile. Quel che restano sono i costi: oltre 8 miliardi nel giro di venti anni.

L’Alleanza Atlantica segue dunque la strada tracciata dagli Usa di Joe Biden, convinto che “sia giunta l’ora di porre fine a questa lunga guerra”, ha chiosato ancora Di Maio. E prende una “decisione epocale”, come l’ha definita il ministro degli Esteri. La strada dunque è tracciata. Da maggio a settembre gli oltre 7 mila soldati della coalizione (800 italiani) lasceranno il suolo afghano. A 20 anni dall’attacco alle Torri gemelle e a 10 dall’uccisione, in Pakistan, di Osama Bin Laden.

“Abbiamo  condiviso la linea Usa, conveniamo sul fatto che serva un cambio di passo in Afghanstan”, ha detto Di Maio da Bruxelles al termine  dell’incontro sul dossier con i colleghi tedesco, turco, britannico e con il segretario di Stato americano. Un cambio di passo che  però, ha assicurato il titolare della Farnesina dopo  aver ringraziato i soldati italiani, non significa lasciare la popolazione al suo destino. “Non abbandoneremo mai il popolo afghano – ha spiegato -. Continueremo ad aiutarlo anche di più con i progetti di cooperazione allo sviluppo, il sostegno alle imprese, alla società civile e la tutela dei diritti umani”.

Leggi anche: Via libera del Senato alla mozione per conferire la cittadinanza a Zaki. Fico: “Andremo fino in fondo, anche su Regeni”

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quell’asse Draghi-Renzi sui Servizi

A volte guarda che strane le coincidenze! Il direttore del Dis (il coordinamento dei Servizi segreti) Gennaro Vecchione informa il Copasir, cioè il Parlamento, che lo 007 Marco Mancini ha incontrato Matteo Renzi nell’autogrill di Fiano Romano senza informare i superiori, e 48 ore dopo

Continua »
TV E MEDIA