Al pomeriggio c’è Marino. E tanta musica italiana

Mauro Marino ha fatto la storia dei network radiofonici. "Se c’è un segreto? Non ripetersi mai".

La conduzione dei programmi pomeridiani è il marchio di fabbrica con cui Mauro Marino si è conquistato un posto speciale nel cuore degli ascoltatori dei network radiofonici nazionali. Una scelta non casuale.

Al pomeriggio c’è Marino. E tanta musica italiana

Quando si prende un punto di riferimento, sin dall’inizio della carriera, talvolta ci si ispira a qualcuno. È stato così anche per te?
“Sinceramente non ho mai avuto un punto di riferimento particolare. Ho iniziato facendo il dj in discoteca, amavo la musica, ascoltavo un po’ tutte le radio per scoprire le novità. Non parlavo molto, mixavo e basta. Poi ho fatto un corso di dizione, ho studiato comunicazione, ho iniziato a parlare e non ho più smesso”.

Hai avuto varie esperienze nelle radio più importanti: RTL, RDS, R101, Kiss Kiss; quanta abilità ci vuole per reinterpretarsi ogni volta e a quale di queste emittenti sei rimasto più legato e perché?
“Ho sempre cercato, man mano che cambiavo radio, di non ripetermi ma rimanendo sempre me stesso. RTL è stato il primo amore: mi ha scoperto (grazie a Claudio “Paco” Astorri). RDS mi ha lanciato e mi ha fatto conoscere ancora di più. Ci sono rimasto dieci anni, abbiamo fatto dei numeri impensabili: sono arrivato con 600mila ascoltatori e sono andato via con 5,7 milioni. Un giorno, mentre ero in onda, mi scrisse via fax (non c’erano ancora i social) una giovane ascoltatrice che era rimasta incinta, mi chiedeva cosa fare. Domandai un parere agli ascoltatori, quasi a fine programma la ragazza mi comunicò che aveva preso la decisione di non abortire. Di questo fatto ne scrisse anche don Mazzi sottolineando il ruolo positivo della radio nella vita delle persone. A R101 ho fatto solo due anni. A Kiss Kiss mi sono divertito molto grazie a Lucia Niespolo che mi ha sempre lasciato fare tutto ciò che volevo. Mi sovviene un altro aneddoto: conducevo un gioco, “Ricaricati”, durante il quale gli ascoltatori davano il proprio numero in onda: un ragazzo e una ragazza si sono conosciuti e qualche anno dopo mi hanno invitato al loro matrimonio. Ricordo anche colleghi con i quali ho condiviso momenti bellissimi, sia professionali che personali. Sono legato un po’ a tutte le radio, mi hanno dato molto”.

Con l’approdo a Radio Italia ti sei ritrovato a condurre in un’emittente di sola musica italiana, un format differente rispetto al passato, cosa hai dovuto modificare nel tuo stile di conduzione?
“Non ho modificato molto il mio stile; forse solo la conduzione in coppia, che radiofonicamente non avevo mai fatto. Per il resto ho iniziato questo ‘mestiere’ per amore della musica, anche quella italiana. Quindi non è cambiato molto rispetto alle radio precedenti. Attualmente, poi, quasi tutte le emittenti hanno on air altissime percentuali di musica italiana”.

Ormai la conduzione in coppia è una prassi delle radio attuali; tu sei in onda con Manola Moslehi ma vieni anche da un’esperienza lunghissima come conduttore singolo, da cosa nasce secondo te questa tendenza ormai diventata quasi consuetudine?
“Sì, sono sempre andato in onda da solo, parlavo all’ascoltatore. Ora purtroppo sento coppie che parlano tra loro e spesso; da ascoltatore mi sento escluso. Ci sono direttori artistici o editori che creano coppie improbabili, persone che non si sono mai viste, che non si sono mai parlate, messe in onda insieme; in una coppia radiofonica ci deve essere affiatamento o non si va da nessuna parte”.

Tra le tante e fortunate esperienze televisive quale ricordi con più piacere?
“Le ricordo un po’ tutte con piacere. La più importante, il preserale di Rai uno “Luna Park estate”. Pippo Baudo cercava un nuovo conduttore per le 65 puntate della versione estiva di “Luna Park”, realizzata a Riccione. Mi contattò Riccardo Donna, il regista, e mi diede appuntamento a Cinecittà dove stavano registrando la versione invernale. Il conduttore in quella puntata era Fabrizio Frizzi. Durante una pausa il regista mi fece un provino al temine del quale mi chiamò in regia. Trovai Baudo che mi disse: ‘non prendere impegni da maggio a fine settembre perché vieni con noi a Riccione’. Ho condotto anche per sette anni il “Girofestival” di Rai Tre, portai per la prima volta la musica dance in televisione sulla Rai. Poi ‘Tournée’ su Rai Italia e qui ho intervistato, tra gli altri, anche il grande Giorgio Albertazzi: un’esperienza indimenticabile. E poi Radio Italia tv in cui realizziamo le interviste con i grandi artisti della musica italiana”.

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