Alfano non molla sull’articolo 18

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Di Carola Olmi

Elettoralmente il Nuovo Centrodestra è poco più di un fantasma, ma il dibattito che Alfano ha aperto sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (divieto di licenziamento senza giusta causa) sta smascherando l’inconsistenza riformista del governo Renzi. Di fronte alla chiusura del premier, che non vuole aprire un nuovo terreno di scontro con parte del suo stesso partito e con i sindacati, il leader Ncd ieri ha ripreso la sua partita attorno alle norma che scoraggia le nuove assunzioni. Ma dopo che Renzi ha risolto il problema rinviando tutto a una futuribile revisione dell’intero Statuto dei lavoratori (campa cavallo!) e ha alzato il cartellino giallo per il suo ministro dell’interno dopo la vicenda dei “vu cumprà”, Alfano ha abbassato i toni.

Un totem che resiste
“Il premier Matteo Renzi ha detto che occorre riscrivere l’intero Statuto dei lavoratori, non solo l’art. 18 ed è il primo leader della sinistra ad affermare questo, quindi siamo sulla strada giusta” ha detto il segretario Ncd, che ha invitato a “rallentare le polemiche ed accelerare le soluzioni”. In tal senso il 2 settembre la commissione Lavoro, presieduta da Maurizio Sacconi, si riunirà per discutere della riscrittura dello Statuto dei lavoratori. In quella sede però il nodo non potrà che tornare al pettine, con la Sinistra che difende più di un totem una norma sulla quale si stanno sacrificando migliaia di posti di lavoro. La rigidità in uscita è infatti innegabilmente uno dei motivi per cui le imprese non assumono a tempo indeterminato.

Basta chiacchiere
Il Nuovo Centrodestra considera essenziale la battaglia sull’articolo 18, come ha ricordato lo stesso Sacconi, secondo il quale “le chiacchiere ormai stanno a zero. O si fa o non si fa”. E avverte: “Se poi non se ne fa nulla, il Governo non cade ma perde credibilità e pone le premesse per il suo esaurimento”. Impraticabili, dunque, le soluzioni transitorie di cui si era parlato nei giorni scorsi. “Niente soluzioni triennali”, ha detto Sacconi, anticipando un autunno che anche su questo fronte sarà molto delicato.