Altalena per le borse asiatiche. Bene Tokyo ma Shanghai fallisce il rimbalzo. Quelle europee tornano tutte giù

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Chiude in rialzo Tokyo (+3,2%), positive Taiwan (+0,52%), Seul (+2,57%) e Sidney (+0,69%). Apertura in lieve rialzo oggi pure per la Borsa di Shanghai (+0,5%), che però subito è tornata in negativo a -1,07% (2.933,12 punti). In calo anche la piazza d’affari di Hong Kong, che dopo timidi segnali positivi perde l’1,3%. Fa ancora peggio la Borsa di Shenzhen, dove l’indice ChiNext è in calo del 4,3%. Questa mattina apertura negativa per tutte le borse europee, Piazza Affari fa segnare -2,1%.

La Cina rassicura i mercati e le Borse riprendono quota

di Sergio Patti

Dopo il lunedì nero arriva un martedì tutto a colori per le Borse europee e Usa. Continuano i cali, invece, in Cina, dove i mercati restano sotto pressione per la frenata della crescita e soprattutto per i massicci disinvestimenti americani. Una guerra finanziaria che gli Stati Uniti hanno dichiarato al Dragone dopo le azioni di Governo e Banca centrale di Pechino per sostenere le imprese cinesi svalutando la moneta. Una strategia che anche ieri è continuata, con un nuovo taglio del tasso dello yuan, seppure di un modesto 0,25%. Ai mercati occidentali che attendevano un qualunque segnale per riprendersi i miliardi bruciati in Borsa per il panico di lunedì questo però è bastato e con la stessa velocità con cui si era distrutta un’immensa capitalizzazione, ieri ci si è riportati in pari.

MILANO A GONFIE VELE
Non era facile. Solo nella prima seduta della settimana la caduta dei listini aveva eroso 2.700 miliardi di dollari. In gran parte recuperati con i rialzi di ieri, con Milano (+5,86%) capace di recuperare interamente il terreno perduto, segnalandosi come una delle migliori piazze d’Europa, dopo Atene (+9.3%). Molto bene pure Francoforte (+4,97%), Parigi (+4,14%) e Londra (+3,09%), aiutate dal rally in chiusura di seduta spinti dalla forte apertura di Wall Street.

LA BANCA CENTRALE C’È
Al balzo di ieri ha contribuito non poco l’intervento della banca centrale di Pechino, che a differenza di tutte le altre e del Fondo monetario internazionale rimaste in silenzio nonostante la tempesta in corso, si è mossa agendo su tre fronti. Il primo è stato appunto il nuovo taglio al costo del denaro, a cui si è unita una nuova immissione di liquidità per l’equivalente di 30 miliardi di dollari e soprattutto un taglio dello 0,50% della liquidità di riserva obbligatoria per le banche, liberando così nuove risorse da destinare alle imprese e alla gigantesca produzione cinese destinata quest’anno a crescere “solo” del 7%. Nonostante tutto questo, il listino di Shanghai ha però proseguito nella striscia di ribassi, con ordini di vendita arrivati da tutto il mondo. Uno tsunami innescato dalla svalutazione della valuta cinese e che non si è fermato neppure di fronte ai poderosi argini di Pechino: Shanghai alla fine ha chiuso con un nuovo crollo del 7,63%, restando comunque ancora fortemente in attivo rispetto ai guadagni dell’autunno scorso. Se la Borsa di Tokyo (-3,96%) è stata condizionata dal nuovo andamento negativo del maggiore mercato cinese, su altre piazze si è cominciato a rivedere il segno positivo, a partire da Hong Kong (+0,72%), Taiwan (+3,58%), Sidney (+2,72%) e Seul (+0,92%).

LA PROPOSTA GIAPPONESE
Quello che appare sempre più chiaro è che il problema che ha portato alla turbolenza di questi giorni nelle Borse di tutto il mondo è soprattutto politico. Per questo il governo giapponese ha annunciato di voler portare il tema al tavolo del G7.