Altra fumata nera per le nomine. In Cda tiene banco il concorso Rai. I cronisti idonei ma non assunti hanno fatto ricorso. L’azienda diserta l’udienza per un errore di notifica

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Mentre alla Rai si attendono ancora le nomine dei nuovi direttori e superdirettori, previste dal piano industriale a cui ha dato il via libera già da settimane il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e annunciate dall’Ad Fabrizio Salini (nella foto) tre mesi fa, ieri il Cda dell’azienda non ha neppure approvato la policy sui social. Tutto da rifare. Polemiche per l’intervista di Monica Maggioni al presidente siriano Bashar Al-Assad ma ancora nessuna riposta: è stata richiesta una ricostruzione scritta. Altra grana la questione del concorso Rai (3.722 candidati) per la selezione di 90 giornalisti da assegnare alla Testata giornalistica regionale.

E’ infatti attesa a giorni la decisione del Tribunale del lavoro di Roma chiamato a pronunciarsi su due diversi ricorsi cautelari presentati dal “Comitato per l’Informazione pubblica” formato da più di 100 giornalisti risultati idonei alla selezione Rai 2015 che reclamano un diritto di precedenza nell’assunzione. Nel secondo ricorso evidenziano invece l’illegittimità del bando chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare. Il fatto singolare, di cui il consigliere eletto dai dipendenti Riccardo Laganà ha chiesto conto ai vertici dell’azienda pubblica, è che nell’udienza del 4 dicembre scorso gli avvocati della Rai non si sono costituiti in giudizio.

Un’assenza, a quanto pare, causata da un errore di notifica del secondo ricorso a Viale Mazzini. Ancora una volta dunque i vertici si sono “incartati” sulle decisioni da prendere e ciò risulta particolarmente singolare, per usare un eufemismo: Salini rispetto ai suoi predecessori che erano Direttori generali e non Ad, gode di pieni poteri. Invece, anche sul fronte della gestione del prodotto, la Rai vive da mesi un empasse che rappresenta un unicum nella storia dell’azienda. Mai si era verificato he un Ad si assumesse l’interim di una rete – Rai2 nella fattispecie – che peraltro versa in una temibile crisi di identità e di ascolti.

Finita spesso in termini di share sotto Rai3 e Italia 1, insidiata da Rete4 e talvolta battuta da La7, Carlo Freccero lascia una rete “in cerca d’autore” a cui di sicuro non hanno giovato gli ultimi innesti. Mercoledì scorso Michele Santoro con il suo Volare dedicato al fenomeno Trap è stato un flop (appena 289.000 spettatori e il 2.7% di share) e non molto meglio è andata con Petrolio, il programma di Duilio Giammaria approdato in prima serata venerdì che ha raggiunto 648.000 spettatori pari al 3.3% di share. Evidentemente il “pubblico giovane” che dovrebbe essere il target a cui la rete si rivolge, come annunciato dallo stesso Salini, non gradisce prodotti informativi che percepisce non in linea con un linguaggio ed uno stile all’altezza delle aspettative.

Aspettative disattese anche per l’Ammiraglia Rai ma pare che l’Ad non voglia rimuovere Teresa De Santis, approfittando delle imminenti festività per rinviare tutto a gennaio, magari subito dopo le elezioni in Emilia-Romagna. Giusto per vedere come va. Del resto De Santis è già in quota Carroccio quindi, nel caso in cui dovesse restare al suo posto, Rai2 non potrebbe andare alla Lega, che spinge per avere Marcello Ciannamea. Fatto sta che, oltre a mantenere Rai1, già detiene il Tg2 e il TgR con Alessandro Casarin (da sempre fidatissimo del Carroccio) alla direzione di una struttura di 1200 giornalisti dislocati su tutto il territorio nazionale. Per finire, può contare anche sulla direzione di RaiSport affidata ad Auro Bulbarelli, in quota Lega come Luca Mazzà a capo del Giornale Radio Rai e Radio 1. Una Rai leghista a tutti gli effetti e a Salini va bene così, evidentemente.