Altra rissa in Forza Italia. Ora è lite sulla legge elettorale. Berlusconi tira dritto, ma dopo l’affondo della Gelmini anche Brunetta alza il tiro contro la deriva sovranista

Forza Italia Belusconi
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Continua il regolamento di conti in casa di Silvio Berlusconi. Che si intreccia con quello carsico che si gioca nel campo largo del centrodestra tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, dopo l’audio rubato al leader della Lega che ha messo a nudo il cattivo stato dei rapporti tra i due. Dopo lo sfogo della ministra Maria Stella Gelmini l’anima antisovranistra, europeista e moderata di Forza Italia, che è tornata a farsi sentire con il duro affondo di Renato Brunetta, torna scontrarsi con quella sovranista (leggi l’articolo).

Ed è lite pure sulla legge elettorale. Con un fuoco di fila aperto dalla componente moderata contro il ritorno al maggioritario evocato mercoledì, pure da Berlusconi, al termine del vertice con Meloni e Salvini. Il segnale – così lo hanno interpretato in molti dentro Forza Italia – della resa incondizionata del Cav agli alleati sovranisti. A creare il nuovo cortocircuito anche gli ultimi ammiccamenti del Capitano al mondo lepenista e verso i sovranisti polacchi.

Nelle stesse ore in cui il leader di Forza Italia si affrettava a garantire al Ppe che tutto il centrodestra italiano non uscirà dall’alveo europeo. “Ora un’alleanza con popolari, liberali e socialisti” ha tuonato Brunetta ottenendo il plauso di chi tifa per il grande centro, da Carlo Calenda a Ettore Rosato di Italia Viva. “Mi pare che in una parte di Forza Italia – dichiara il leader di Azione – stia maturando la consapevolezza che con i sovranisti non si governa”. Ma dentro FI c’è chi prova a spegnere il fuoco e a spiegare che Brunetta rimane un importante esponente azzurro e rimane, in ogni caso, dentro la creatura di Berlusconi.

FUORI O DENTRO. La stessa Gelmini ha chiarito che la sua azione “si svolge dentro Forza Italia e dentro il centrodestra”. E ancora: “Non si tratta di litigare con Salvini o Meloni, ma di rivendicare la specificità di Forza Italia”. Ma poi ha ribadito che il populismo non tira più e cavalcare le paure non serve. Ovvero una nuova frecciata a Salvini e Meloni. Il ragionamento dei tre ministri (Brunetta, Gelmini, Carfagna) che guidano l’ala moderata di Forza Italia è che il sovranismo, appunto, non tira più come ha dimostrato nelle grandi città, in cui non è stato premiato nessuno dei candidati voluti da Lega e FdI.

Che la linea di lotta e di governo sul Green Pass e sui vaccini di Salvini non paga. Che le posizioni antieuropeiste (sempre di Salvini e Meloni) non funzionano ora che l’Europa ha allargato i cordoni della borsa con la pioggia di miliardi di euro che arriveranno con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non la pensano così i fedelissimi di Berlusconi: dal sottosegretario Giorgio Mulè che taglia corto: “La linea la detta Berlusconi, nessun altro” alla senatrice Licia Ronzulli: “Siamo il partito della responsabilità, non si può certo dire che siamo sovranisti”.

Ma la convivenza appare per i leader sovranisti necessaria. Ecco allora che Salvini prova a tendere ramoscelli di ulivo. “Nel mio ruolo di federatore chiamerò il ministro Brunetta. Non giudico le interviste. Però lo chiamo, come ho sentito la Gelmini. La lezione dell’astensione di massa delle amministrative ci dice che dobbiamo unire”.

E il leader della Lega conferma che la prossima settimana rivedrà Meloni e Berlusconi. Ma al di là delle dichiarazioni di facciata e delle photo opportunity dell’altro giorno (leggi l’articolo), nella villa romana di Berlusconi, l’anomalia di tre partiti così diversi tra loro – uno ultrà draghiano, l’altro di lotta e di governo, e il terzo all’opposizione – rimane tutta. Anomalia che sta diventando sempre più imbarazzante per alcuni azzurri. E sempre più entusiasmante per i tifosi del centro.