Altro che privacy, i furbetti del Covid si autodenuncino. Se hanno un briciolo di dignità

di Antonio Pitoni
Editoriale

Come pensassero di farla franca resta l’aspetto tragicomico di tutta la vicenda. Perché nell’incredibile caso dei cinque deputati che hanno chiesto il bonus Covid – e almeno tre di loro pare lo abbiano persino incassato – convivono sciatteria, pressappochismo e l’immancabile ingrediente della furbizia all’italiana. Ci sarebbe del resto da ridere, se la vicenda non facesse piangere, all’idea che cinque rappresentanti del popolo si siano ridotti a chiedere il bonus da 600 euro stanziato dal Governo per chi è stato ridotto alla fame dall’emergenza sanitaria.

Nonostante, ogni mese, dalle casse di Montecitorio si riversino nei rispettivi conti correnti 10.435 euro lordi di indennità parlamentare, altri 3.503 di diaria e 3.690 euro, a copertura delle spese per l’esercizio del mandato, per un totale 17.628 euro lordi mensili senza contare i rimborsi per le spese di viaggio e quelle telefoniche (leggi l’articolo). Uno schiaffo alla miseria, sebbene a norma di legge, nell’errata certezza che nessuno se ne sarebbe accorto. Finora sono riusciti a nascondersi dietro l’insostenibile scudo della privacy che, notoriamente si applica in forma attenuata ai personaggi pubblici – parlamentari compresi – a maggior ragione quando in ballo ci sono, come in questo caso, erogazioni a carico della collettività.

Ma è solo questione di tempo. Nella prossima dichiarazione dei redditi, che tutti i deputati e i senatori devono obbligatoriamente pubblicare sul sito della Camera e del Senato, almeno chi ha incassato il bonus, dovrà per forza denunciarlo. Tanto vale farlo subito in uno scatto di dignità. Semmai gliene fosse rimasto un briciolo.