Altro che spending Raiview

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di Stefano Sansonetti

Solo a Roma la Rai “vanta” 32 sedi diverse a cui deve essere fornita energia elettrica. In Italia si aggiunge la magna pars dei capoluoghi di provincia. Senza contare che il servizio deve essere garantito anche alle sedi di comuni minori come Moncalieri (To), Trofarello (To) e Sain Christophe in Valle d’Aosta. In tutto c’è da coprire qualcosa come 1.176 punti di fornitura, che diventano più di 20 mila se si coinvolge nel calcolo anche Rai Way. Il tutto al costo record di 81 milioni di euro. Ecco, per capire una volta di più quali dimensioni abbia ancora oggi il “corpaccione” di Mamma Rai basta leggere la corposa documentazione del bando di gara per la fornitura di energia elettrica. I dettagli dell’appalto sono stati appena predisposti dai tecnici della società pubblica guidata da Luigi Gubitosi. Ed è curioso notare come l’azienda televisiva, alle prese con un piano di tagli lacrime e sangue da 150 milioni di euro, stia per spenderne quasi la metà per acquistare un servizio che nel corso degli anni sembra costare sempre di più.

LE CARTE
I documenti parlano chiaro. Per i prossimi 24 mesi la Rai stima un fabbisogno di energia elettrica di circa 218 mila MWh all’anno, così ripartiti: 125 mila MWh per la Rai e 93 mila MWh per Rai Way, la controllata che gestisce la rete di trasmissione e che è prossima alla quotazione in borsa. Il valore stimato è di 81 milioni di euro, in pratica una delle cifre più alte mai messe sul piatto da viale Mazzini per un appalto, di sicuro la più consistente degli ultimi anni. Per carità, nel tentativo di strappare le tariffe migliori il bando richiama le condizioni di prezzo Consip (la centrale acquisti del Tesoro), se più favorevoli. Ma il conto finale resta molto salato. Del resto, come emerge dagli allegati, i punti di fornitura da coprire sono a dir poco numerosi: 1.176 per la Rai e più di 20 mila per Rai Way. Ora, un singolo indirizzo può comprendere diversi punti di fornitura. Ma se si disaggregano le cifre ci si rende conto di quanto “grasso” costoso si potrebbe ancora tagliare dall’articolazione territoriale dell’azienda.

GLI ESEMPI
Solo per quanto riguarda le sedi romane della Rai, per dirne una, gli indirizzi che necessitano di energia elettrica sono la bellezza di 32. Sul territorio nazionale si aggiunge buona parte dei capoluoghi di provincia, ma si arriva a comprendere anche insediamenti “minori” come Moncalieri, Trofarello e Saint Christophe. E poi c’è il paragone con la precedente edizione del bando per l’energia elettrica, di durata sempre biennale, datato 2012. In questo caso in palio c’era la fornitura di un quantitativo simile di energia: 217 mila MWh, di cui 125 mila per la Rai e 92 mila per Rai Way. Del resto nelle carte i volumi vengono sempre stimati in base ai consumi pregressi dell’azienda. Due anni fa, però, il valore di fornitura di questi volumi era stato stimato in 66 milioni di euro (elevabili a 99 milioni solo nel caso di proroga annuale). Alla fine l’appalto venne vinto dalla Gala spa, che offrì uno sconto del 38%. Insomma, in casa Rai l’energia sembra destinata a tramutarsi in un salasso.
Twitter: @SSansonetti