Appello di 32 economisti sui rischi del Salva Stati. Senza correttivi la riforma del Mes può avere gravi conseguenze per l’Italia

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No alla riforma del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) se non cambia la logica europea. è l’appello di 32 economisti italiani, accademici delle principali Università italiane, pubblicato sulla rivista Micromega. E nel quale avvertono che, per come al momento sono strutturati, la riforma del cosiddetto Fondo salva Stati e il completamento dell’unione bancaria possono avere gravi conseguenze per l’Italia. Quanto al Mes, il cosiddetto Fondo salva Stati, istituito nel settembre del 2012, dovrebbe intervenire in soccorso dei Paesi Ue che si trovassero in grave difficoltà. “L’aiuto agli Stati in linea con i parametri stabiliti dalle regole del Fondo non richiede particolari requisiti, mentre per quelli non in linea è previsto solo a patto di pesanti condizionalità, tra le quali giudizi sulla sostenibilità del debito e sulla capacità di rimborsarlo, in seguito ai quali può essere richiesta allo Stato in questione una ristrutturazione del debito”, ricordano nell’appello.

Con quali conseguenze? Primo: “I parametri scelti sono tali da escludere a priori che l’Italia possa soddisfarli; ci si riferisce invece tra l’altro a un saldo di bilancio strutturale pari o superiore al valore minimo di riferimento”. Ergo: “Se dunque l’Italia dovesse ricorrere all’Esm (il Mes, ndr), sarebbe sottoposta ai giudizi sul debito e potrebbe esserle richiesto di ristrutturarlo. In questo caso subirebbero perdite non solo i possessori privati dei nostri titoli di Stato, ma soprattutto i bilanci delle banche, facendo precipitare tutto il sistema creditizio in una grave crisi”. è vero, la ristrutturazione del debito non è automatica. “Ma il solo fatto che ve ne sia la possibilità costituisce agli occhi dei mercati un fattore di rischio, a fronte del quale gli investitori chiederanno interessi più elevati”, argomentano i firmatari dell’appello.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri afferma che rispetto alle regole già in vigore le variazioni sono minime. “Vanno però nella direzione di facilitare una eventuale ristrutturazione del debito, fatto che può essere percepito negativamente dai mercati, a prescindere dalla probabilità che questa eventualità si presenti”. Inoltre l’Esm è stato istituito per fungere da prestatore di ultima istanza, un ruolo che in ogni Stato è svolto dalla banca centrale. “Ma una banca centrale ha risorse illimitate, l’Esm no, e questo agli occhi della speculazione fa la differenza”.