Mercato libero ancora più caro della tutela per luce e gas; italiani che continuano a pagare più della media europea per luce e gas; oltre 4,3 milioni di famiglie sostenute dai bonus sociali, consumi di gas in ripresa e produzione elettrica che torna ad affidarsi maggiormente al termoelettrico.
È la fotografia scattata dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) nella Relazione annuale 2025, presentata ieri al Parlamento e al Governo dal nuovo Collegio guidato dal presidente Nicola Dell’Acqua.
Un anno segnato da guerre e tensioni internazionali
Il documento racconta un anno ancora segnato dall’instabilità internazionale, con le tensioni geopolitiche – dalla guerra in Ucraina al Medio Oriente – che hanno continuato a influenzare i mercati energetici e la volatilità dei prezzi.
Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda le famiglie italiane. Nonostante la progressiva scomparsa dei servizi tutelati, nel 2025 chi ha scelto il mercato libero ha continuato a pagare bollette più elevate rispetto ai clienti rimasti nei regimi di tutela. Nel settore elettrico i punti domestici hanno superato i 30,5 milioni: quasi l’80% (24,3 milioni) è ormai nel libero mercato, mentre 3,2 milioni restano in Maggior tutela e altri 3 milioni sono passati al Servizio a tutele graduali.
Anche nel gas il libero domina con l’86,2% dei volumi acquistati dalle famiglie, ma resta più costoso: il prezzo medio è stato di 112,4 centesimi al metro cubo contro i 93,5 centesimi pagati dai clienti vulnerabili.
Arretrano le fonti rinnovabili
Sul fronte della produzione elettrica si registra un’inversione di tendenza. Dopo la forte crescita degli ultimi anni, le fonti rinnovabili arretrano dell’1,5%, pur coprendo ancora il 48% del mix nazionale, mentre il termoelettrico torna a crescere del 5,2%, trainato soprattutto dal gas naturale (+7%). La produzione complessiva sale del 2,4% raggiungendo 277,4 TWh, mentre i consumi restano sostanzialmente stabili a 312,4 TWh (+0,1%). A pesare è soprattutto il calo dell’idroelettrico (-21%) e dell’eolico (-3%), compensato soltanto in parte dall’exploit del fotovoltaico (+25%).
Gli incentivi: 9,3 miliardi
Per sostenere la transizione energetica, nel 2025 gli incentivi alle fonti rinnovabili sono costati circa 9,3 miliardi di euro, il 4,3% in più rispetto all’anno precedente, con il fotovoltaico che assorbe la quota principale delle risorse.
Riprendono anche i consumi di gas naturale, saliti del 2% fino a 62,1 miliardi di metri cubi, dopo il crollo registrato negli anni della crisi energetica. A spingere la domanda è soprattutto il settore termoelettrico (+6,6%), chiamato a compensare il minor contributo delle rinnovabili.
Impennata della importazioni di Gnl da Algeria e Usa
Le importazioni sono aumentate del 3,6%, con una vera impennata del gas naturale liquefatto: i volumi di Gnl sono cresciuti del 44%, raggiungendo 21,2 miliardi di metri cubi e rappresentando ormai circa un terzo dell’import complessivo. L’Algeria resta il primo fornitore dell’Italia con il 36,1%, seguita da Azerbaigian (16,2%) e Stati Uniti (15,9%), mentre le forniture riconducibili alla Russia si sono quasi azzerate, precipitando da 5,7 miliardi di metri cubi a meno di un miliardo.
Solo i tedeschi pagano di più
Sul fronte dei prezzi, le famiglie italiane continuano a pagare più della media europea. Per l’elettricità il prezzo medio domestico è sceso dell’1,6%, attestandosi a 35,12 centesimi per kWh, ma resta superiore del 13% rispetto alla media dell’Eurozona. Peggio fanno soltanto i consumatori tedeschi. Anche il gas rimane più caro: il prezzo medio domestico è aumentato del 4,8%, fino a 13,71 centesimi per kWh, circa il 7% sopra la media dell’Area euro.
Capitolo a parte quello delle misure di sostegno. Nel 2025 le agevolazioni per disagio economico hanno raggiunto oltre 4,3 milioni di famiglie: 2,7 milioni hanno beneficiato del bonus elettrico e 1,6 milioni di quello gas. Complessivamente sono stati erogati circa 840 milioni di euro per l’elettricità e 165 milioni per il gas, ai quali si è aggiunto il contributo straordinario da 200 euro introdotto dal governo per i nuclei con Isee fino a 25 mila euro.