Armi italiane all’Ucraina. È top secret cosa inviamo a Kiev. Il decreto c’è ma la lista resta inaccessibile

Armi Ucraina
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La vicenda sarebbe comica se non fosse che parliamo di armi che l’Italia invia all’Ucraina. Con tanto di scontro (politico) tra chi ritiene sia doveroso rifornire Kiev anche di quelle pesanti per tutelare il sacrosanto diritto di un popolo alla difesa del proprio territorio in presenza di un Paese invasore; e chi invece teme che, così facendo, l’Italia violerebbe oltre oltre agli accordi internazionali anche l’articolo 11 della nostra Costituzione. Il punto, decisamente centrale visto l’argomento, è che il decreto c’è ma la lista degli armamenti resta assolutamente inaccessibile.

Armi italiane all’Ucraina, il decreto c’è ma la lista resta inaccessibile

Tra i primi a parlare dei rischi connessi all’invio di armi non solo difensive all’Ucraina è stato Giuseppe Conte. “Sì, è vero che la lista è secretata, ma proprio questo legittima ad essere sospettosi – si affrettano a precisare fonti M5S contattate da La Notizia -. E non ci dimentichiamo che Paesi nostri alleati, come la Germania, hanno deciso di inviare armamenti pesanti. Dunque il rischio che nella lista ci siano sistemi militari di offesa è concreto e reale. Da qui la nostra posizione”.

Una posizione legittima, dunque. E alimentata proprio dal segreto che ruota attorno all’allegato del decreto, come ha sottolineato più e più volte lo stesso Conte. Eppure, a leggere alcune dichiarazioni che si sono rincorse ieri, ci sarebbe da dubitare. Un esempio? “Sulla Gazzetta Ufficiale è già stato pubblicato il decreto interministeriale, che porta la data del 22 aprile, sul nuovo invio di armi all’Ucraina: in calce al decreto che contiene un allegato con l’elenco di armi ed equipaggiamenti militari inviati ci sono le firme dei ministri Guerini, Di Maio e Franco”, ha spiegato il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè.

E se lo dice un esponente di governo c’è da star sereni. È quindi evidente, ha continuato Mulè, “che non c’è alcun segreto su questo tema: dovrebbero saperlo per primi gli esponenti del Movimento 5 Stelle. Sarebbe sufficiente che il presidente Conte facesse due chiacchiere con il ministro Di Maio per sapere se tra quelle armi ve ne sono di difensive o offensive…”.

A ribadire il concetto, semmai ce ne fosse bisogno, ci ha pensato pure l’ex pentastellato, oggi deputato di Azione, Giorgio Trizzino: “Il dubbio che tra Conte, Di Maio e Grillo si affrontino solo questioni legate alla gestione del blog e dei rapporti con la Cina è sempre più inquietante considerato che non hanno neanche il tempo di leggere la Gazzetta Ufficiale dove vengono pubblicati i decreti e le leggi dello Stato. Affermare, come ha fatto anche Travaglio, che esiste il segreto di Stato sulla tipologia di armi inviate all’Ucraina, fa semplicemente sorridere, anche perché questo non è vero”.

E perché non è vero? “Basta leggere la Gazzetta del 22 aprile dove sono elencate le armi inviate ed in calce la firma del ministro Di Maio”. Insomma, chi ha ragione? Per capire come stiano veramente le cose non resta che andarci a spulciare l’unica fonte che può sciogliere ogni dubbio. Vale a dire proprio la Gazzetta Ufficiale per capire se l’apprensione di pentastellati e pacifisti sia, come sembrerebbe a sentire Mulè e Trizzino, esagerata.

E, in effetti, nella Gazzetta del 27 aprile spunta chiaramente il decreto di “Autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle Autorità governative dell’Ucraina”. E fin qui i conti tornano. Ma la lista? Ah, già. Trizzino è stato più che chiaro avendola evidentemente consultata: le armi “sono elencate” nella Gazzetta del 22 aprile (scusi, onorevole: la Gazzetta è del 27 aprile, il decreto è del 22…).

Peccato, però, che in Gazzetta non sembra esserci alcuna lista e andando sul sito istituzionale della Gazzetta stessa per consultare il decreto c’è la sezione dell’allegato – e dunque della lista di armamenti – ma cliccandoci sopra la scritta che compare è piuttosto chiara e non sembra proprio l’elenco di armi: “Se ne omette la pubblicazione in quanto documento classificato”. Ergo: secretato.

Insomma, da una parte abbiamo chi si oppone all’invio di armi pesanti, ma non potendo consultare la lista secretata non può essere certo che ce ne siano. Dall’altra chi spinge per l’invio di armi offensive ma si ritrova di nella stessa situazione di non poter sapere se le stiamo inviando sul serio. L’unica cosa certa è che, secretando la lista, il governo Draghi ha dato l’impressione di voler nascondere qualcosa al Parlamento e al Paese. Che cosa? E, soprattutto, perché?