AstraZeneca al posto di Pfizer. Protesta dei medici nel Lazio. La Regione convoca i sanitari per essere vaccinati. Ma invece del siero indicato ne somministra un altro

AstraZeneca
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Il vaccino di AstraZeneca è appena arrivato e già crea scompiglio. “Così non va, è scorretto dal punto di vista etico, la Regione ha scritto che il vaccino era Pfizer che copre il 90 per cento e invece ci danno AstraZeneca che arriva forse fino al 70 per cento”, si sfoga una signora in attesa di farsi il vaccino nel padiglione della Croce Rossa in aeroporto: è una psichiatra, vicino a lei ci sono altri due medici, una ginecologa e una odontoiatra, anche loro in attesa.

Quattrocento vaccini a medici e personale sanitario nella prima giornata del nuovissimo centro allestito da Aeroporti di Roma e Croce Rossa nel parcheggio di lunga sosta del Da Vinci. Organizzazione efficiente, nessun problema, nessuna fila. Tutto bene, all’apparenza. Ma dubbi e critiche però ci sono, eccome. E riguardano la gestione dei vaccini somministrati dalla Regione Lazio. Che da giorni sta chiamando a raccolta medici e operatori sociosanitari sotto i 55 anni per fare un preciso tipo di vaccino, quello Pfizer, che copre fino a oltre il 90 per cento: tutto scritto nero su bianco sulla lettera arrivata dalla Regione negli ultimi due giorni, con i moduli il e consenso da firmare basato sul vaccino indicato, ovvero Pfizer.

Invece il vaccino somministrato ieri è Astrazeneca. “Il personale è stato molto bravo per carità ma il problema è che la Regione ci aveva convocato per un tipo preciso di vaccino e stamattina hanno deciso di darcene un altro senza neanche avvisarci. Almeno ce lo dovevano dire”, continua la psichiatra e la odontoiatra. La polemica diventa più forte se pensiamo che iniziano ad essere frequenti i casi di varianti, soprattutto quelle più aggressive.

Ma c’è di più perché dati i continui ritardi e le riduzioni impreviste nella fornitura dei vaccini, il rischio di spreco delle dosi è dietro l’angolo. In merito, sempre la regione Lazio, ha messo a punto un sistema di chiamata last minute, proprio per evitare gli sprechi: da lunedì, quando è partita la vaccinazione degli Over 80, ogni giorno alle 18 le dosi non inoculate vengono affidate alle Uscar Unità Speciali di Continuità Assistenziale), che procedono con le somministrazioni a domicilio agli ultra 80 enni non autosufficienti. Il protocollo della Regione è stato denominato “panchina”, perché viene creata dalle Asl una vera e propria lista di riserva, pronta a essere utilizzata in serata, quando diventa chiaro il numero di dosi che altrimenti andrebbe sprecato.

Per il momento di questa lista fanno parte i circa 10mila over 80 che per varie ragioni dovrebbero comunque ricevere il vaccino a domicilio. Per loro è già stato fissato un appuntamento, ma grazie al sistema della “panchina” potrebbe beneficiare della somministrazione anche in anticipo. Per ora, su 3600 appuntamenti al giorno, “abbiamo avuto il 2 per cento di no-show, c’è grande adesione”, spiega l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. Si parla comunque di circa 70 persone al giorno che non si sono presentate e di altrettante dosi che senza il metodo della “panchina” sarebbero finite nel cestino. Questo sistema, che in parte si rifà all’overbooking usato dalle compagnie aree, dovrà poi essere esteso anche alle prossime categorie che riceveranno il vaccino, con nuove liste elaborate dalle Asl. “Ovviamente si vaccinano le persone previste dal piano vaccinale”, specifica l’assessore.