AstraZeneca agli under 60, il Lazio rompe le righe. La Regione contro il Governo: seconda dose con lo stesso siero. D’Amato: “2.000 nostri concittadini ad oggi non hanno accettato il mix”

Astrazeneca Lazio
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La vaccinazione eterologa sembra proprio difficile da digerire per le regioni che, nonostante le linee guida del ministero della Salute, fanno ancora fatica ad allinearsi. è il caso del Lazio che auspica che gli under 60 già vaccinati con AstraZeneca possano ricevere anche la seconda dose del vaccino anglo svedese, qualora lo richiedano. L’assessore alla sanità, Alessio D’Amato, è pronto, dunque, a mettere in discussione le scelte del Governo. Ha chiesto, infatti, un parere per uno specifico consenso informato che prenda in considerazione questa possibilità ma sostiene che l’obbligatorietà sia un errore: “la via più efficace è quella della persuasione. Non siamo nell’esercito dove bisogna rispettare gli ordini”.

La presa di distanza, insomma, è evidente. E già nelle prossime ore, così confermano dal ministero, dovrebbe arrivare una risposta chiara e netta che metta un punto alle polemiche. “Per le persone al di sotto dei 60 anni di età, che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino – si legge nella circolare ministeriale – il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), da somministrare a distanza di 8-12 settimane dalla prima dose”.

A preoccupare nel Lazio sono soprattutto i dati che arrivano dai richiami. Solo negli ultimi tre giorni – ha precisato l’Unità di crisi regionale – sono stati eseguiti oltre 8mila richiami eterologhi di utenti sotto i 60 anni che avevano effettuato la prima dose di vaccino con AstraZeneca, in particolare 7.443 con Pfizer e 812 con Moderna”. Una quota del 10 per cento, però, non si è presentata. Secondo D’Amato potrebbe trattarsi di persone disorientate dal cambio di rotta improvviso delle linee guida istituzionali, una decisione non sorretta da una campagna informativa.

“Sono arrivate tante lettere di persone disorientate che non vogliono cambiare vaccino. In molti non si fidano del mix”, spiegano dall’assessorato alla Salute. Ma mentre si discute sul richiamo del vaccino la variante delta è arrivata nel nostro Paese e si sta diffondendo. Secondo l’ultima indagine di prevalenza delle varianti pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità il 18 maggio, la variante delta è presente in Italia all’1 per cento con differenze regionali e un range che va dallo 0 al 3,4 per cento: in particolare, la diffusione maggiore si registra in Lazio (3,4 per cento), Sardegna (2,9 per cento) e Lombardia (2,5 per cento).

“Nella Regione Lazio la campagna vaccinale procede veloce e in totale sicurezza, oggi superiamo le 4,5 milioni di somministrazioni. Abbiamo posto un quesito al Ministero della Salute per sapere come comportarci con i circa 2.000 nostri concittadini che non hanno, ad oggi, accettato il mix e che di conseguenza non hanno ancora completato il percorso vaccinale. A loro abbiamo il dovere di dare una risposta, non possono rimanere nel limbo. Attendiamo il riscontro dal Ministero”. Ha ribadito, questa mattina, D’Amato.

“Probabilmente ci sono circa 100mila persone che hanno dei dubbi” ha detto, sempre questa mattina, il Commissario per l’Emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, secondo il quale tratterebbe di circa il 10% dei 950mila che hanno fatto la prima dose di Astrazeneca e attendono la seconda.

Leggi anche: Seconda dose a 42 giorni e test inadeguati. Un assist alla variante indiana. Resta il nodo richiami agli under 60 vaccinati con AstraZeneca.